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Il castello
attuale può dirsi tutto opera dei viceré spagnoli: solo una
torre ed alcuni tratti di cortine sono riferibili al periodo
aragonese.
Eretto a sud-ovest della città, il castello è circondato da un
ampio e profondo fossato; ha una sola porta d'accesso e comunica
col centro storico mediante un ponte levatoio (ora reso fisso).
Sul portone vi è un grande stemma di Carlo V scolpito in pietra
leccese, con i segni caratteristici dell'arme: due clavi
incrociate a croce di S. Andrea.
Al di sotto doveva esservi un altro stemma molto più piccolo, di
cui resta solo la pietra sul quale doveva essere scolpito.
Accanto vi è un terzo stemma di don Pietro da Toledo, il vicerè
più impegnato nel migliorare le fortificazioni otrantine.
A destra di chi entra nel castello c'è una torre cilindrica,
alta 21 metri e larga 12; la parte inferiore è tronco-conica;
quella superiore, cilindrica, ha un ovulo e un parapetto con
cannoniere largo 2 metri.
L' interno della torre - oltre il sotterraneo - ha due piani,
divisi da volte a calotta in carparo. Il primo piano ha tre
cannoniere; quello superiore ne ha quattro, di cui due
fiancheggiano la cortina; le altre sono situate a destra e a
sinistra di una porticina che conduce al terrapieno, e
fiancheggiano i terrapieni e il fosso delle mura. Sulla sommità
della torre si vede uno stemma, scolpito su pietra leccese: esso
appartiene a don Pietro Giron, duca di Ossuma, vicerè di Napoli
dal 1581 al 1586.
A sinistra di chi entra vi è una torre, anch'essa cilindrica,
collegata al portone da una cortina larga circa 14 metri e alta
quanto quella sulla destra. La torre è munita di quattro
cannoniere situate al piano superiore, e mostra in alto uno
stemma con cimiere e svolazzi, molto corroso dal tempo e perciò
difficilmente attribuibile.
Il versante nord-est è chiuso da uno spuntone (così lo chiamano
i documenti dell'epoca). "Nel 1578, durante l'occupazione
spagnola, il viceré Don Pedro da Toledo, su progetto di Paduan
Schiero e Scipione Campi di Lecce, adossa due bastioni
poligonali sul versante nord est, con punta rivolta verso il
mare, detti del Diamante e Triangolare, il primo terrapienato
l'altro fruibile, che inglobano il preesistente bastione
circolare aragonese posto sul vertice nord est".
I lavori di costruzione furono affidati ai maestri Cesare
Frisolo e Donato e a Martino Cayia, con regolare contratto di
Fidejusso prestito. Non avendoli portati a termine entro
il tempo stabilito, essi furono sostituiti da Cesare Schieno di
Lecce per ordine di D. Alfonso D'Avalos d'Aquino, marchese di
Vasto. Lo Schieno completò i lavori e scolpì anche lo stemma di
S.M. Cattolica che è sul portone, nonché quello del D'Avalos
forse corrispondente a quello corroso.
«Il saliente acuto del puntone (o spuntone, alto circa 16 metri,
N.d.A.] misura 60 gradi circa, e le faccie adiacenti circa m. 39
ciascuna [...]. In alto, si vedono incastrati nella parete del
muraglione rivolto a nord, due grandi stemmi. Uno è dei Mendoza,
e deve esservi stato collocato per ricordare don Antonio de
Mendoza, che, regnando Filippo II, governò con titolo di preside
e di vicerè la provincia di Terra d'Otranto.
Un secondo stemma è a fianco del precedente, ed è lo stesso che
si vede sul portone d'ingresso del castello: appartiene, a parer
mio, a don Pietro di Toledo.
Accanto a questi stemmi ve n'era un terzo, che, staccatosi dal
muro, è precipitato giù nel fossato sottostante, rimanendo
coperto da terra e da macerie. Ho cercato di esaminarlo,
facendolo scoprire e ripulire alla meglio; ma il suo scudo,
corroso ed offeso in mille modi è indecifrabile; soltanto, in un
cartello sovrastante alla
corona, ho potuto leggere abbastanza
chiaramente il grido Monterey. Dovrebbe esser, quindi, lo stemma
di don Emanuel de Zunica, conte di Monterey, che fu vicerè di
Napoli dal 1631 al 1637».
Il parapetto del puntone serviva per spezzare il fuoco radente
delle artiglierie e non ha torri né altro ordine di
fiancheggiamento.
Il Lato Est del Castello
Il lato est del castello consiste in una linea corrispondente al
saliente che attraversa il fossato, e in un muro di sostegno che
forma uno sbalzo tra la parte del fosso verso terra, molto alta,
e la parte verso mare più bassa. Addossato a questa linea vi è
un locale rettangolare, proprio nel centro del fosso. È una
bella sala, oggi adibita per incontri; in origine doveva essere
una specie di capponiera, dalla quale si poteva "battere il
fossato.
Il Lato Sud e Ovest del Castello
Il lato sud del castello consiste in un rettilineo a forma di
cannoniera che fa angolo ottuso rientrante.
Il lato ovest del castello ha una torre cilindrica: la parte
inferiore, circa un metro e cinquanta, risale al tempo di
Alfonso d'Aragona; quella superiore, di fattura diversa, è stata
elevata in seguito e presenta beccatelli privi di architravi. Il
sovralzo è stato fatto seguendo il filo a piombo del muro
cilindrico inferiore, sopprimendo il solito sporto sul parapetto
di coronamento.
La terrazza superiore della torre ha un diametro di m 12.
escluso il parapetto, che è di m 2,20; il totale, quindi,
compresi i muri, è di circa m 17,20. Su questa terrazza vi sono
due pilastri di posteriore costruzione, quali stazioni di
vedetta, per l'impianto del semaforo: per questo la torre veniva
chiamata torre del semaforo.
La torre è articolata in tre piani da robuste volte a calotta,
ordite secondo anelli concentrici. Nel mezzo di ciascuna volta
vi era un foro circolare (ora chiuso) che serviva per le
comunicazioni tra un piano e l’altro.
Nel muro cilindrico della torre, di circa m 5 di spessore, sono
praticate delle cannoniere per fiancheggiare le cortine
adiacenti; altre, invece, battono, cioè attraversano gli spalti.
Una scaletta mette in comunicazione i diversi vani e raggiunge
il terrazzo superiore della torre, alto m 2,60 più degli altri.
A nord della suddetta torre c'è una cortina lunga m 12, nella
quale è praticato uno sbocco che conduce in un corridoio
sotterraneo che portava al fossato.
Nel muro a scarpa sono praticate tre cannoniere, di cui due sono
nel piano inferiore, ed una nel piano superiore, nell'interasse
del precedente.
La cortina è collegata alla torre, che è alla destra di chi
entra nel castello.
Interno del Castello
Oltrepassato il ponte, il visitatore si trova nell'atrio del
castello. A destra trova una cappella, a sinistra una sala di
accoglienza. Subito dopo il portone vede, nella volta,
un'apertura trasversale, stretta e profonda, da cui si faceva
scendere la saracinesca.
Attraversato il portone, il visitatore accede a1 cortile. Sulla
sua parete c'è uno stemma con scudo e castello, forse
appartenente a Scipione De Summa, che aveva come arme un
castello azzurro in un campo d'oro. Scipione fu vicerè e vicario
generale della provincia di Terra d'Otranto durante il regno di
Carlo V.
All'interno del cortile vi sono una cisterna e un pozzo d'acqua
sorgiva, e quest'ultimo è presso la torre del semaforo. L'una e
l'altro risalgono, molto probabilmente, al tempo di Alfonso
d'Aragona, che dotò la città e il castello di acqua potabile.
Il piano terra sviluppa una serie di stanze che sono, oggi.
adibite per mostre e convegni.
Una rampa di scala porta ad un ballatoio che perimetra il piano
superiore, da cui è possibile godere il panorama della città e
delle fortificazioni.
«Alla grande torre dell'angolo nord-ovest del castello si
appoggiava la lunga cortina rettilinea della cinta, che
terminava con l'altra estremità alla torre "Duchesca". Il tratto
di questa cortina più prossimo alla torre del castello è stato
demolito [verso la fine del sec. XIX, N.d.A.] per una lunghezza
di circa m 15, pel passaggio della nuova strada proveniente da
Uggiano e Minervino; e questa apertura e l'antica porta
Alfonsina costituiscono ora i soli due ingressi della città.
Nell'attraversare la trincea così aperta nelle mura, dalla
suddetta strada, se ne possono vedere nettamente l'intero
profilo e la struttura interna. Il muro di scarpa, alto circa m
8,50, misura, alla base la grossezza di m 3,30. È in muratura di
pietre regolarmente squadrate con malta: negli strati inferiori
si vede qualche tratto di struttura megalitica dell'epoca romana
[o dell'epoca messapica?, N.d.A.].
A distanza di m 8 dalla parete interna sorge il muro di sostegno
del terrapieno, anche in muratura di pietre (carparo o tufo),
riquadrate con malta. Tra l'uno e l'altro muro è tutto un
riempimento di pietrame grezzo e malta che, col suo piano
superiore spianato, costituisce il terrapieno o banchina, che
rimane al disotto del ciglio interno del parapetto di m 1,25
circa.
Tutta la parte inferiore del muro di scarpa esisteva certamente
prima dell'assedio del 1480: verso la metà della lunghezza di
questa cortina, la tradizione mostra la traccia della famosa
breccia aperta dai Turchi»".
Sempre verso la fine del XIX secolo, il fossato delle mura e del
castello vengono colmati e, con essi, le tracce delle
fortificazioni e del castello vengono occultati. |