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OTRANTO: CENNI STORICI

Castello Aragonese ad Otranto

La città ha origini molto antiche. Il sottosuolo, ricchissimo di reperti, ha restituito tracce di vasi micenei di ceramica a impasto risalenti all’età del Bronzo recente e del Bronzo finale (XIII-XI secolo avanti Cristo). In quel periodo, secondo le recenti prospezioni archeologiche, “le alture di Otranto erano occupate da gruppi di capanne costruite con pali impiantati nella roccia e rivestite di rami e frasche”.
Sono state rinvenute tracce che attestano insediamenti a capanne riferibili a diverse epoche successive. In tutti i casi il materiale archeologico testimonia intensi contatti col mondo egeo, con cui erano frequenti gli scambi e i commerci. È certo inoltre che Otranto avesse rapporti con l’entroterra salentino; essa costituiva l’approdo adriatico di Muro e Vaste, importanti centri messapici.
L’origine del nome, Otranto, è antichissima e incerta. È probabile che derivi da Idro, il nome del fiumicello che attraversa appunto la valle dell’Idro e sfocia poi nella spiaggetta a ponente dell’abitato.
Le prima notizie non frammentarie della città si riferiscono all’Hidruntum romana. Diventata municipium, Otranto si contese con Brindisi il ruolo di porto principale verso la Grecia. In questo periodo, in cui la via Traiana fu prolungata per collegare il centro a Brindisi, l’abitato di Otranto si consolidò nell’attuale area del centro storico. Tra le memorie più importanti di questo periodo ci sono due basi di marmo, su cui poggiavano probabilmente due colonne onorarie, che ricordano gli imperatori M.Aurelio Antonino e L.Aurelio Vero. Le basi sono utilizzate oggi come piedritti dell’arco di Palazzetto Arcella.
Abbazia di San Nicola di CasoleUn’importante testimonianza letteraria, invece, è quella del vescovo di Nola, san Paolino di Bordeaux. In un carma egli evocò il viaggio verso oriente di Niceta di Remesiana, imbarcato proprio ad Otranto, dove una grande comunità monastica avrebbe inneggiato al passaggio del santo evangelizzatore dei Balcani. L’esistenza della comunità trova riscontro nelle testimonianze archeologiche coeve: le catacombe, concentrate nella collina di san Giovanni, e le cellette anacoretiche della valle delle Memorie e della valle dell’Idro. Qui, sulle pareti rocciose, si aprono ancor’oggi delle piccole grotte scavate nella roccia, spesso rettangolari e aperte davanti. Altre cellette, più tarde, erano più grandi ed elaborate. Alcune di esse erano isolate, ma altre si concentravano intorno alle chiesette rupestri come San Nicola di Casole e Sant’Angelo. L’enorme diffusione dell’eremitismo in questa zona, nel IV secolo, è in linea con la decadenza economica della regione e con l’abbandono dei centri abitati come Otranto. Ma anche di questo periodo le informazioni sono scarse e frammentarie.
Alla fine del VI secolo Otranto era già politicamente nell’orbita di Bisanzio e aveva un peso sempre maggiore. La viabilità principale escludeva ormai completamente Brindisi, destinata ad un rapido decadimento, e si sviluppava sull’asse Otranto-Lecce-Oria-Taranto.
Ma Otranto raggiunse il suo massimo prestigio a partire dal IX secolo, nel periodo della seconda dominazione bizantina. Fedele agli imperatori e ai patriarchi di Costantinopoli, già arcivescovato, essa divenne, per volontà dell’imperatore Niceforo Foca, una metropoli con cinque suffraganne, Acerenza, Tursi, Gravina, Matera e Tricarico.
Alla fine dell’XI secolo, lontana dall’abitato, fu edificata l’abazia di san Nicola di Casole, una delle realtà culturali più importanti del Medioevo cristiano, tra il 1347e il 1438 il più ricco monastero dell’Italia meridionale.
Ma già a metà dell’XI secolo i normanni e i loro alleati avevano conquistato quasi tutta la Puglia e nel 1064 anche Otranto capitolò. I bizantini, consapevoli dell’importanza strategica della città, tentarono più volte di rientrarne in possesso, ma nel 1071, con la caduta di Brindisi, il loro dominio sull’Italia meridionale ebbe termine definitivamente.
I normanni non lesero la dignità culturale e strategica di Otranto, così come la stirpe sveva che dominò la città successivamente. La posizione geografica favorì la città: le strutture difensive, cioè le mura e il castello, furono ridefinite e nel 1088 fu consacrata la cattedrale.
Durante la dominazione normanna i cavalieri cristiani approdarono a Otranto più volte. Per la quinta Crociata, nel 1227, giunse in città lo sfarzoso corteo di Federico II, segnando un periodo movimentato nella storia della città.Torre di guardia - località Sant'Emiliano, Otranto
Nel 1256 il papa inviò agli otrantini una lettera. Dal testo, in cui egli li autorizza, tra le altre, a costruire e riparare mura, torri e l’armamento del porto, si evince che Otranto aveva il dominio diretto su un vasto territorio che, come la città, era soggetto unicamente alla Chiesa romana. E il prestigio di Otranto rimase immutato anche nel successivo periodo angioino, come dimostrano i continui restauri del castello regio o l’importanza attribuita al porto. Non a caso stanziava qui una numerosa comunità ebrea, che partecipava all’intensa attività mercantile della città.
In età aragonese, esattamente nel 1447, con i suoi 1200 abitanti Otranto era già una delle città più popolose del Salento. Quando, il 28 luglio del 1480, i turchi sbarcarono nei pressi dei laghi Alimini, il floridissimo centro contava circa seimila abitanti ed era in pieno sviluppo economico.
Il dominio su questo lembo di terra avrebbe consentito agli invasori di creare una testa di ponte per insidiare le potenze cristiane. Gli Stati italiani che, come tutto il mondo occidentale, dopo la caduta di Costantinopoli si sentivano minacciati dai progetti espansionistici di Maometto II (1451-1481), non erano capaci di costituire una forza politicamente e militarmente significativa da contrapporre all’Islam. Inoltre, nel 1479, la lunga guerra tra turchi e veneziani si concluse con la pace che determinò la neutralità della Serenissima. Le armate aragonesi e quelle dello Stato pontificio erano impegnate, dal 1478, in un’aspra guerra contro Firenze. Il momento era propizio: diciottomila turchi, con una flotta di oltre centocinquanta imbarcazioni, occuparono il borgo e fecero razzie nei casali vicini. Gli otrantini resistettero strenuamente, ma l’11 agosto, dopo aver distrutto l’apparato difensivo della città, i turchi vi entrarono dalla parte del castello. Misero a ferro e fuoco la città e lo stesso giorno, facendo a tradimento irruzione nella cattedrale, uccisero l’anziano arcivescovo Stefano Agricoli, che incitava i superstiti alla fede e alla morte. Il 12 agosto gli ottocento otrantini che si rifiutarono di convertirsi all’Islam furono decapitati sul colle della Minerva. Da Otranto i turchi scorazzavano ormai liberamente per tutto il Salento seminando terrore e morte. Il ritardo della reazione aragonese consentì loro, inoltre, di fortificare la città secondo concetti difensivi avanzati e di ricevere rinforzi via mare. Solo nella primavera del 1481 gli aragonesi intensificarono le operazioni di assedio e il primo maggio scesero in campo con imponenti apparati difensivi. Stretti dalla terra e dal mare, dove continuava ad ingrossarsi la flotta cristiana, i turchi subirono un violentissimo attacco il 23 agosto e, dopo una strenua resistenza, il 10 settembre restituirono la città ormai in macerie. La cattedrale era devastata e il monastero di Casole completamente distrutto; le vie di comunicazione erano alterate e solo trecento cristiani erano sopravvissuti.
Toccò agli aragonesi l’arduo compito di ricostruzione della città: si riedificarono la cattedrale, il castello e la cinta muraria, in buona parte quelli che ammiriamo attualmente. L’ingresso via terra della città fu rinforzato con le due torri alfonsine; sul colle della Minerva, luogo del martirio degli otrantini che rifiutarono l’apostasia, fu costruito un tempio dedicato a santa Maria dei martiri; si ricostruirono i conventi di san Francesco, dei Domenicani e degli Osservanti e, alla fine del Cinquecento, anche quello dei Cappuccini. La ricostruzione comportò un immediato incremento demografico, economico ed artistico: nel 1539 Otranto contava circa 3200 abitanti ed esportava icone sacre in tutta Italia e nei paesi balcanici.
Un’inversione di tendenza si registrò solo nella seconda metà del Seicento, quando la città aveva perso qualsiasi slancio espansivo. Da allora in poi, per molti decenni, le testimonianze architettoniche di un certo rilievo furono solo nell’architettura religiosa e soprattutto nella cattedrale, che conserva tuttora le reliquie del martirio degli ottocento.

Veduta aerea di Otranto e delle sue fortificazioni Porta Alfonsina (Otranto)

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