"Otranto-Vacanze.it" è un portale di pubblicità e promozione turistica utile a tutti coloro che intendono trascorrere le proprie vacanze ad Otranto: Informazioni turistiche su Otranto e sulle località vicine. "Otranto-Vacanze.it" vi fa conoscere le tradizioni, la cultura, le feste, le usanze, vi guida in interessati itinerari turistici.
Abbiamo selezionato per Voi le proposte più interessati ad Otranto e nelle località vicine in merito ad appartamenti in affitto, locazione di case vacanza, affitti ville e villette, soggiorni in residence, dimore storiche, trulli e pajare, prenotazioni presso villaggi turistici, hotel, resort, bed and breakfast, agriturismo e masserie.

Homepage Chi siamo Informazioni Legali Privacy Mappa del sito Contatti
Ricerca per tipologia
* Appartamenti

* Case Vacanza
* Ville e Villette
* Villaggi & Residence
* Hotel & Resort
* Masserie
* Dimore Charme
* Bed & Breakfast
* Agriturismo
* Camping e soste camper
 
Vacanze a Otranto
Vacanze nell'entroterra
Vacanze nel Salento
CODICE:
LOCALITA:
 
Offerte:
* Last Minute Otranto
* Offerte Benessere
* Offerte Capodanno Otranto
* Offerte Pasqua
* Offerte Ponte 25 Aprile
* Offerte Ponte 1° Maggio
* Offerte Ponte 2 Giugno
* Offerte Ferragosto
* Offerte Ponte Ognissanti
* Offerte Ponte dell'Immacolata
* Offerte Natale

OTRANTO: CENNI STORICI

Veduta di Otranto e del suo cemtro StoricoRibadire che Otranto è la città più orientale d'Italia può risultare - per quanto geograficamente ineccepibile - un luogo comune. Ma è indubbio che questa speciale realtà topografica ha condizionato da sempre, nel bene e nel male, la storia e il ruolo di questo centro.
Le recenti prospezioni archeologiche hanno infatti rilevato la "presenza di ceramica ad impasto associata a vasi micenei" in un periodo compreso tra l'età del Bronzo recente e quella del Bronzo finale (fine sec. XIII-XI sec. a.C.), quando le "alture calcaree di Otranto erano occupate da gruppi di capanne costruite con strutture di pali impiantati nella roccia e rivestimento di rami e frasche": Otranto conserva dunque alcune tra le più precoci testimonianze di rapporti con le popolazioni dell'area egea.
Tracce di insediamenti di questi secoli sono state rinvenute in via Faccolli (una traversa della via per Giurdignano) e in prossimità della Basilica bizantina di S. Pietro, in pieno centro storico: due zone distanti tra loro che indicano un'occupazione del suolo diffusa e ben più ampia dell'area delimitata dalla città medievale.
Ulteriori tracce sono state individuate in via delle Torri dove lo scavo ha permesso di stabilire un uso dell'area a partire dal V sec. a.C. fino a tutto il periodo medievale. Nell'insenatura del porto uno dei due siti esplorati ha restituito tracce di un insediamento "a capanne riferibili alla metà del VII sec. a.C."; in tutti i casi il materialeCratere del pittore di Pan (prima metà sec V a.C. archeologico rinvenuto testimonia intensi e sempre precoci contatti col mondo egeo. Il ritrovamento più interessante, dal punto di vista artistico, è un cratere a figure rosse "opera di un artigiano ateniense: il pittore di Pan, attivo tra 480 e 460 a.C.".
Sono stati allo stesso modo assodati i rapporti di questa fase embrionale di Otranto con l'entroterra salentino; la città, se così impropriamente, vogliamo chiamarla, costituiva l'approdo adriatico di due importanti centri messapici: Muro e Vaste. Ma è il contatto col mondo ellenico a imprimere al "mondo indigeno del Salento una più rapida evoluzione"; scambi e commerci permisero, qui, "il formarsi di un'aristocrazia sempre più «ellenizzata», prova ne sia l'importante ipogeo delle Cariatidi di Vaste (seconda metà del IV sec. a.C.). L'origine dello tesso nome della città è antichissimo; l'Alessio, negando che questo derivi dall'Idro, il nome del fiumicello che attraversa la valle omonima e sbocca nella spiaggetta a ponente dell'abitato, afferma, invece, come il nome di Otranto continui "con tradizione ininterrotta un mediterraneo Òdronto che indicò in origine un'altura a ridosso del porto", quella, per interdersi, dove sorge la chiesetta di S. Pietro e dove sono state rintracciate le reliquie più antiche dell'abitato: l'altura che individua l'acropoli della polis ellenizzata e nella quale, specialmente nello spessore di costruito tra la via bastione dei Pelasgi e corso Garibaldi, è ancora rintracciabile un'occupazione regolarissima del suolo quasi contrapposta all'andamento ir-regolare della parte più bassa, quella che attualmente ha nella Cattedrale il fulcro centrale.
Moneta Islamica di età medievale ritrovata ad OtrantoMa è dell'Hydruntum romana che abbiamo notizie meno frammentarie; diventata municipium, contese a Brindisi, alla quale fu collegata col prolungamento della via Traiana, il ruolo di porto principale verso la Grecia. È probabile che in questo periodo l’abitato si sia consolidato occupando in modo organico l’attuale area del centro storico con appendici funzionali di carattere commerciale e funerario; infatti la necropoli della città romana era ubicata nei pressi di via delle Torri, dalla quale sono emerse iscrizioni e corredi funebri di età augustea a flavia. Non si sono ancora rinvenuti elementi certi per stabilire il carattere e l'estensione della cinta fortificata.
Tra le memorie più importanti del periodo romano sono due basi marmoree con epigrafi latine che ricordano due imperatori, M. Aiuti Antonino e L. Aurelio Vero (II sec. d.C.), forse basi di colonne onorarie - come è possibile vedere in alcune stampe antiche - ora utilizzate come piedritti dell'arco del palazzetto Arcella in corso Garibaldi al civ. 41. Col tempo scalo otrantino prese il sopravvento su quello di Brindisi per le rotte orientali.
Questa realtà si consolida in età paleocristiana: famosa è la testimonianza di S. Paolino Bordeaux vescovo di Noia che in un carme evocherà il viaggio verso l'oriente di un pellegrino eccellente (Niceta di Remesiana), imbarcato proprio ad Otranto dove "una grande comunità monastica, con schiere di vergini, frati e suore, inneggerà al passaggio del santo evangelizzatore dei Balcani".
Siffatta testimonianza letteraria, come scrive G. Uggeri, va confrontata con le coeve testimonianze archeologiche, catacombe da una parte, cellette anacoretiche dall'altra: solo così si ha la prova concreta di un consolidamento del Cristianesimo ad Otranto, "coagulo degli intensi contatti tra Roma e Costantinopoli.
Al suo primo diffondersi il Cristianesimo fu certamente favorito dalla rilevante presenza ebraica attestata già dal IIIVeduta di Otranto in una incisione acquerellata francese intorno al 1830 secolo; presenza che sarà sempre cospicua fino a tutto il medioevo.
Le catacombe si concentravano nella collina di S. Giovanni attorno ad un complesso principale ora in gran parte distrutto dall'apertura dl una strada che conduce ai laghi Alimini.
Alla fine dell'XI sec. sorse, lontano dall'abitato, l'Abbazia di S. Nicola di Casole, il "centro del monachesimo greco o, meglio italo-greco in Puglia", una delle realtà culturali più importanti del medioevo cristiano, divenuto tra il 1347 e il 1438 il più ricco monastero dell'Italia meridionale. La sua ricchissima biblioteca dalla quale uscirono numerosi codici che attestano i profondi legami con l'Oriente, contribuì alla riscoperta e alla conservazione di molti testi dell'antichità classica; nelle sue mura nacque una letteratura italo-bizantina, della quale furono esponenti illustri Nettario-Nicola di Casole abate del monastero dal 1219 al 1235, il notaio imperiale Giovanni Grasso e il figlio Nicola.
Nel frattempo la situazione politica era mutata; già alla metà dell'XI sec. i normanni e i loro alleati avevano conquistato buona parte della Puglia e nel 1042 solo Taranto, Brindisi e Otranto rimanevano fedeli ai bizantini. L'ultima città a cadere nelle mani dei nuovi dominatori nel 1064, fu proprio Otranto. I bizantini, consci dell'importanza strategica del loro antico, possedimento cercarono più volte di riprendersi Otranto ma con la caduta definitiva di otranto in una xilografia del Borgomensis (1524)Brindisi (1071) ebbe termine definitivamente il dominio bizantino sull'Italia meridionale. I normanni non umiliarono certamente la dignità culturale e strategica raggiunta da Otranto; né, durante il loro dominio e in quello della successiva stirpe sveva, il rito e con questo la cultura italo-greca ebbero soluzioni di continuità. Ancora una volta la posizione geografica determina i destini della città: furono infatti ridefinite le strutture difensive (mura e castello) che probabilmente racchiudevano anche l'area in mi rispondenza di via delle Torri; nel 1088 si consacrava  la grandiosa cattedrale che dopo appena un secolo sarà provvista del mosaico pavimentale di Pantaleone, sintesi geniale della tradizione culturale occidentale e orientale pertanto il "prodotto artistico" più significativo, espresso dalla millenaria storia della città. Negli anni della dominazione normanna il porto di Otranto ospitò più volte i cavalieri cristiani delle Crociate. Per la quinta Crociata nel 1227 in città arrivò lo sfarzoso corteo di Federico II, segnando un periodo estremamente movimentato nella storia di Otranto che si colloca direttamente all'interno della lotta tra il papato e lo svevo: nel 1256 il papa invia agli otrantini una lettera nella quale, tra l'altro, autorizza la costruzione e la riparazione di mura e torri nonchè l'armamento del porto. Dal testo dell'importante documento si evince come la città avesse il diretto dominio su un vasto territorio (i laghi Alimini erano già stati concessi alla Mensa vescovile) composto di casali e feudi che, come la città, erano soggetti unicamenteVeduta di Otranto alla Chiesa romana. Come nel successivo periodo angioino, i continui restauri ai quali era soggetto il castello regio, l'importanza attribuita al porto dove operava un discreto arsenale, testimoniano il prestigio sempre alto attribuito ad Otranto. Non era un caso che qui stanziava una numerosa comunità ebrea (a metà del XII sec. si parla addirittura di cinquecento unità) che partecipava attivamente all'intensa attività mercantile della città.
Nel 1447, siamo in piena età aragonese, Otranto contava 253 fuochi, oltre 1200 anime, segnalandosi come una tra le città più popolose di tutta terra d'Otranto ove si pensi che, nello stesso anno Gallipoli aveva 160 fuochi e Ugento 119 e che soltanto Galatina, Nardò e Lecce avevano contingenti demografici superiori. L'occupazione turca del 1480 trovò una città in piena evoluzione demografica e quindi economica, un centro culturale ancora floridissimo grazie anche all'ininterrotto apporto del monastero di Casole.
Quel tragico evento seguiva l'enorme impressione che la caduta di Costantinopoli (1453) aveva suscitato in tutto l'Occidente conscio e atterrito dai progetti espansionistici di Maometto II (1451-81). Il momento era il migliore: gli Stati italiani erano incapaci di costituire una forza militarmente e politicamente significativa da contrapporre alle minacce dell'Islam; nel 1479 dopo una lunga guerra tra il turco e Venezia è firmata la pace determinando la neutralità della Serenissima che comunque aveva motivi di ostilità nei confronti di Ferdinando re di Napoli (1458-94). Il turco sapeva inoltre che le armate aragonesi e quelle dello Stato pontificio erano impegnate dal 1478 in guerra contro Firenze. In questo quadro generale si colloca il proposito turco di occupare un lembo strategicamente significativo del Salento come testa di ponte per insidiare le potenze cristiane: il 28 luglio 1480 all'orizzonte otrantino un'enorme flotta composta di 150Veduta di Otranto dal "Viaggio pittorico nel Regno delle due Sicilie" 1839 imbarcazioni per una forza complessiva di circa 18.000 uomini (Otranto in quell'anno non contava più di 6.000 abitanti); lo sbarco avvenne nei pressi dei laghi Alimini e il giorno successivo, il 29, i turchi avevano già occupato il borgo e fatto razzie nei casali vicini. La città, forse mal guarnita e difesa, non poteva resistere a lungo all'impeto formidabile dell'artiglieria turca. Rifiutata la resa gli otrantini opposero comunque un'eroica resistenza ma lo squilibrio delle forze si palesò in tutta la sua gravità l'11 agosto quando dopo aver distrutto l'apparato difensivo della città i turchi vi entrarono dalla parte del castello.
Incredibili furono le crudeltà commesse dagli assalitori contro gli otrantini ormai inermi; con una proditoria irruzione nella cattedrale lo stesso giorno fu barbaramente soppresso l’anziano arcivescovo Stefano Agricoli che incitava i superstiti alla fede e alla morte. Il giorno dopo, 12 agosto, circa 800 otrantini che avevano negato la conversione alla religione dell’Islam furono orrendamente massacrati sul colle della Minerva. I turchi erano ormai padroni di Otranto: da questa base scorrazzavano indisturbati per tutto il Salento seminando terrore e morte fino al Gargano. Nel frattempo la reazione aragonese stentava a formalizzarsi anche perché Venezia persisteva nella sua neutralità interessata e gli altri stati italiani tergiversavano, dando ai turchi tutto il tempo di fortificare Otranto secondo concetti difensivi avanzati.
L’inverno del 1481 passava intanto nelle vane promesse di aiuti mentre i turchi ricevevano via mare rinforzi; alcune scaramucce nell’entroterra e sulle acque non sembravano decidere le sorti dell’occupazione: i turchi rimanevano saldamente padroni della città nonostante gli attacchi che si facevano sempre più frequenti provocando crudeli ritorsioni nei confronti degli inermi cittadini che nel frattempo non erano stati massacrati o fatti schiavi.
Con l’arrivo della buona stagione l’aragonese accelerò le operazioni di assedio grazie agli aiuti da parte degli Stati Italiani che finalmente si resero conto del pericolo per la loro sopravvivenza rappresentato dall’occupazione turca. Finalmente il primo maggio si mise il campo presso Otranto con imponenti apparati difensivi studiati da Ciro Ciri “maestro ingegnere” del duca di Urbino, e dal francese Pietro d’Orfeo. I turchi si sentono per la prima volta assediatiLitografia ottocentesca dei fatti di Otranto da terra e dal mare dove continua ad ingrossarsi la flotta “cristiana”; nello stesso periodo sono privati della loro esperta e sanguinaria guida, Achmet Pascià, richiamato in patria per la morte di Maometto II occorsa il 3 maggio, avvenimento che fu decisivo per le sorti dell’assedio.
Privi di rinforzi e continuamente tallonati i turchi subirono il 23 agosto un violentissimo attacco che provocò nelle due parti notevoli perdite umane costringendoli, dopo una disperata resistenza, alla resa finché il 10 settembre 1481 restituirono la città ormai ridotta ad un cumulo di macerie e della quale non erano sopravvissuti che 300 cristiani.
Tredici mesi di operazioni belliche avevano sconvolto la città e il suo territorio; distrutto il commercio e il monastero di Casole, devastata la cattedrale e alterate le vie di comunicazione. Impellente si presentò dunque agli occhi dell’aragonese liberatore, il Duca di Calabria, il problema della ricostruzione di Otranto che ora, dopo l’enorme risonanza suscitata dall’avvenimento, assumeva anche un valore simbolico. Si ricostruì la cattedrale e a partire dal 1485 il castello e la cinta muraria che in buona parte sono quelli che ancora ammiriamo.
L’ingresso via terra della città fu rinforzato da due robuste torri circolari dette Alfonsine e sulle quali l'aragonese fece apporre un'iscrizione commemorativa andata perduta; per aumentare e gratificare la residua comunità otrantina furono concesse alcune "grazie" eccezionali e notevoli esenzioni fiscali. Nel punto più alto del colle della Minerva, luogo dell'eccidio degli "800 martiri", fu costruito un tempio dedicato a S. Maria dei Martiri "ex devotione illarum animarum", affidato nella prima metà del 'S00 ai minimi di S. Francesco di Paola. Si ricostruirono i conventi di S. Francesco, dei domenicani e degli osservanti e, alla fine del '500 sempre extra moenia, quello dei cappuccini.
Questo fervore ricostruttivo ebbe immediate ripercussioni sull'andamento demografico e il 1539 la città contava già 638 fuochi, circa 3200 abitanti, confermandosi ancora una volta come una delle realtà demografiche più importanti del Salento. Nei primi del '500 dalle sue rinate e fiorenti "botteghe di iconopittura" Otranto inviò per tutta Italia e nei paesi balcanici le sue devote icone; esponenti celebri di questa corrente artistica furono Angelo e Donato Bizamano.
La ristrutturazione urbanistica ed edilizia della città mostra ancora i segni di questa fiorente epoca: stipiti, portali, finestre (cfr. quella finissima di palazzo Maroccia o del distrutto palazzo Carrozzini), elementi scultorei, indicano una ripresa diffusa e costante, molto più consistente di quanto comunemente si crede.
Un'inversione di tendenza si verificherà soltanto a partire dalla seconda metà del '600 quando langue il commercio e sembrano depresse le manifestazioni culturali: è come se la città si raccogliesse su se stessa avendo perso qualsiasi slancio espansivo. D'ora in poi, per molti decenni, le testimonianze architettoniche di un certo rilievo potranno cogliersi soltanto nell'architettura religiosa e particolarmente nella Cattedrale che continuava e continua a conservare alla meditazione e alla fede dei posteri le reliquie del "martirio degli 800" di quella tragica estate del 1480.

© 2008-2010 Copyright Invacanzanelsalento - E' vietata la riproduzione
Invacanzanelsalento Agenzia di promozione turistica e di pubblicità in internet – Via Mazzini, 88/A – 73025 Martano (Lecce)
P.I.: 03401370758
www.otranto-vacanze.it - Tel. 0836/571704 - Cell. 335/6889282 - info@invacanzanelsalento.com