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Il sistema
difensivo otrantino, costituito dalla mole possente del
castello, dalla cinta
bastionata
delimitante il borgo antico e dall’ ampio fossato con antemurale
che ne protegge il versante sud, qualifica inconfondibilmente
l’intero panorama otrantino, e offre al visitatore una pregevole
esemplificazione dell’architettura militare di epoca tardo
medievale e rinascimentale.
Il
castello e le
fortificazioni di Otranto sono segni caratteristici di
difesa e di offesa, integrazioni di tecniche militari orientali
e occidentali.
Di essi si sono serviti i Messapi, i Greci, i Romani, i
Bizantini, i Normanni, gli Svevi, gli Angioini, gli Aragonesi, i
Turchi, gli Spagnoli, i Francesi.
Durante queste dominazioni tali manufatti subiscono distruzioni,
demolizioni, integrazioni, ristrutturazioni; ma quasi mai il
nuovo distrugge del tutto il vecchio: del passato resta sempre
qualcosa, come la pagina di un palinsesto che rimanda
all'autore.
Le pietre megalitiche visibili in qualche tratto delle mura e i
bastioni dei Pelasgi rimandano ai Messapi. «L'impianto
planimetrico con torri rotonde in saliente rispetto alle
cortine, ad andamento rettilineo, con merlature e fossati,
rispecchia canoni di età romana». La porta della città,
denominata Porta Alfonsina, inquadrata tra due torri, evoca «la
difesa a doppio fiancheggiamento di porta», diffusa in Anatolia
sin dal III millennio a.C. I resti delle cento torri rinvenuti
durante gli scavi archeologici del 1985, rinviano ai Bizantini.
L'attuale torre quadrata del campanile della Cattedrale ricorda
i Normanni. Le torri cilindriche con toro rammentano gli
Angioini e gli Aragonesi; il Fortino, i Francesi. Le vie
sotterranee che si diramano dal castello al centro storico e
nell'entroterra, rinviano al labirinto di Cnosso.
Messe insieme, queste testimonianze rivelano architetture e
tecniche militari diverse, le quali, unite dal genio dell'uomo,
costituiscono un capolavoro di arte che invita a realizzare il
desiderio di una società universale.
FORTIFICAZIONI DAI MESSAPI AGLI ANGIOINI
Otranto è la città più orientale d'Italia. Per la sua posizione
eminentemente strategica, fin dall'antichità è munita di
fortificazioni.
Di queste fortificazioni si sarebbero serviti i Messapi, i
Greci', i Romani', i Bizantini, i Normanni', gli Svevi, gli
Angioini, i Turchi, gli Spagnoli, i Francesi e, più di tutti, i
Bizantini.
Caduto l'Impero Romano d'Occidente (476), i Bizantini occupano
la città e ne fanno un caposaldo contro l'invasione dei
barbari, munendola di una triplice linea difensiva.
La prima consiste in otto casali disposti in forma semicircolare
attorno alla città, da Porto Badisco a Frassanito; i casali
sono: «Puzzo dell'Orte, Vicinanza, Murvietre, Canali, Palazzano,
Ceruto, Anzano, Ficulle». La seconda è formata da robuste mura
fornite di 100 torri, e da un fossato vasto e profondo. La terza
linea è il castello, circondato anch'esso da un profondo
fossato. Nel secolo VIII, Otranto appare dunque una città
imprendibile, ma nell'853 il terribile generale algerino Sawdan
passa come un uragano su tutto il Mezzogiorno d'Italia e lo
conquista: in Otranto distrugge mura, cattedrale e rade al suolo
la città.
Nell'863, infine, l'Imperatore bizantino Basile il Grande
riconquista Otranto, ripristina le fortificazioni, costruisce la
chiesa greca di S. Pietro e ripopola la città con un gruppo di
Greci provenienti dal Peloponneso.
FORTIFICAZIONI NORMANNE E SVEVE
Nel 1069 il normanno Roberto il Guiscardo conquista Otranto e
caccia definitivamente i Bizantini. Suo primo pensiero è
rinforzare le mura e il castello, come faranno anche i
successori e Federico II. La notizia ci giunge da una lettera
del Pontefice Alessandro IV (Rinaldo dei Conti di Segni),
signore delle Due Sicilie.
FORTIFICAZIONI ANGIOINE
Nel 1266, «agli Svevi si sostituirono gli Angioini, che
nell'arco di due secoli provvidero alla fortificazione di molte
città, soprattutto durante il regno di Carlo I d'Angiò, a cui si
deve tra l'altro il primo progetto di proteggere le coste con
torri sapientemente distribuite per prevenire gli assalti dei
Saraceni (Editto di Brindisi del 24 maggio 1274), che
venne attuato compiutamente soltanto a partire dal 1500 [...].
Con gli Angioini si verificò il primo sostanziale mutamento
degli schemi planimetrici medioevali. Il principio della difesa
radente e del fiancheggiamento impose l'uso del baluardo e del
bastione. Nella seconda metà del XV secolo, per
l'aumentata
efficacia dei tiri di artiglieria, si rese necessaria la
cimatura delle torri a forma cilindrica; quindi la presenza di
torrioni casamattati e le mura scarpate»`.
Nel 1480, quando i Turchi assediano Otranto, il castello e la
cinta muraria «erano entrambi di fattura medievale di
scarsissimo valore difensivo nei confronti di una anche modesta
artiglieria d'assedio: quanto a quella difensiva, se pure vi
era, doveva risultare del tutto insignificante. La popolazione
della cittadina che ascendeva probabilmente a 6.000 abitanti si
battè con disperato eroismo.
In virtù di ciò i turchi riuscirono a conquistare la città
soltanto l' 11 agosto dopo tre giorni di furiosi bombardamenti
ed impetuosi assalti.
Al tempo dell'invasione ottomana correva voce che le mura erano
congiunte per via di cento torri, ma di codeste vestigia
nulla più rimane.
FORTIFICAZIONI TURCHE
Occupata Otranto, il turco fa della città una fortezza contro il
mondo occidentale cristiano: consolida le precedenti
fortificazioni, e vi apporta sostanziali innovazioni.
Di queste fortificazioni turche molto si è detto e scritto:
alcuni, come il Gigli, sostengono che le opere costruite dai
Turchi non potevano avere baluardi né fiancheggiamenti, né
difese radenti. Altri, invece, come «il Giovio, il Guicciardini,
l'Albini e sopratutto il Belcaire, tutti scrittori
autorevolissimi, sono concordi nell'affermare che i Turchi
abbiano costruito ad Otranto opere tali da poter servire di
modello agl'ingegneri di ogni paese, applicando con progredito
perfezionamento di forme i principî che condussero
all'invenzione del baluardo moderno».
In una lettera del 25 settembre 1480 Costanzo Sforza, informato
da un Veneziano che ritornava da Otranto, scrive a proposito dei
miglioramenti apportati dai Turchi.
Il documento è di grande importanza, poiché fa conoscere
l'impegno che i Turchi hanno profuso nel migliorare le
fortificazioni. Il taglio di tutti gli alberi; lo spianare ogni
cosa attorno alle mura per il raggio di due miglia; l'impiego
ingente di artiglieria; il limitato dominio di tiro radente per
un campo completamente sgombero, ma pieno di trabocchetti e di
pezzi di armi nascosti: tutto dimostra con quale attenzione i
turchi abbiano curato la difesa della città.
Nel settembre del 1480 Alfonso d'Aragona giunge in Otranto per
rendersi personalmente conto della situazione, la cui precarietà
lo spinge a rivolgersi tempestivamente a Giulio Antonio
Acquaviva. Questi, come meglio può, circonda la città per terra
e per mare.
Il protrarsi della riconquista iniziava a giocare a vantaggio
delle forze napoletane, verificandosi nel campo turco difficoltà
crescenti di approvvigionamento, dovute al perfezionarsi del
blocco navale in corrispondenza della buona stagione. La morte
di Maometto II aggravò semplicemente una situazione divenuta
precaria, portando rapidamente alla soluzione del
conflitto con la resa della guarnigione residua turca, che nel
settembre dello stesso anno riprese il mare». Distrutta, ma
coperta di gloria civile e cristiana, Otranto tornò ad essere
città italiana.
FORTIFICAZIONI ARAGONESI
Riconquistata Otranto, Alfonso d'Aragona, duca di Calabria la
rifortifica. Tenuto conto della nuova strategia militare dei
Turchi, e aiutato da Ciro Ciri, valente ingegnere militare,
affida i lavori al nobile napoletano Marcello Arcamone. Furono
impiegate per la nuova cerchia e il castello le più moderne
concezioni del momento, quelle che attualmente vengono
sintetizzate sotto l'etichetta di "architettura militare di
transizione"»'.
Nel 1492 il Duca chiama a dirigere i lavori il rinomato
ingegnere Francesco di Giorgio Martini, contestualmente
impegnato nella realizzazione di analoghi interventi in altre
regioni del regno: le fortificazioni otrantine, dunque, «a buon
diritto possono essere prese come campione teoretico di tutte
quelle delle altre località, oggetto di equivalenti iniziative
aragonesi e che sostanzialmente sopravvissero, spesso assai
rimaneggiate, in particolare durante il viceregno, fino alle
soglie del nostro secolo».
Per esaminare dettagliatamente la natura delle forticazioni
otrantine, ci serviamo della descrizione del colonnello Bacile:
«La pianta che qui si riproduce, e che rappresenta tutto il
circuito delle mura di Otranto, col castello e con le altre
fortificazioni» si conserva «nella Galleria degli Uffizi di
Firenze. È segnata nell'indice geografico-analitico apposito col
numero 4241 e con l'indicazione: Otranto. Circuito delle mura
fortificate. Ignota tedesco del secolo XVII [...].
Questa pianta, nell'insieme, risponde con esattezza all'odierno
tracciato delle opere, salvo, ben inteso, parecchie demolizioni
e qualche differenza rispetto al Castello.
Il
recinto delle mura di Otranto ha un tracciato poligonale che si
può distinguere in quattro fronti. La fronte a nord, in cui è la
porta della città, va dalla torre Ippolita fino al bastione
della porta stessa. La fronte ad est è costituita dall'alto
muraglione di sponda battuto dal mare: aveva tracciato
poligonale con ripiegamenti ad angolo retto; i quali, per altro,
in seguito, furono tolti in gran parte, e sostituiti con tratto
rettilineo, come oggi si vede».
Al tempo di Bacile il lato est delle mura si presentava
realmente così. Successivamente il muro fu del tutto demolito e
trasformato nell'attuale "Lungomare degli Eroi", asfaltato negli
anni `50 del secolo scorso e basolato negli anni 2005-2007.
Il fronte sud, battuto dalle acque del porto, è chiuso dai
bastioni dei Pelasgi, anch'essi rimaneggiati lungo i secoli, e
nei primi del sec. XIX i Francesi vi costruirono il Fortino.
«La fronte a sud è chiusa da tutto il castello e da una cortina
appoggiata ad un bastione, dalla parte del mare, e ad una faccia
del saliente estremo del castello, dalla parte di terra; Innanzi
ad essa è un larghissimo fosso. La fronte ad ovest è costituita
verso l'estremità meridionale, da due cortine e due torri del
castello; nella parte centrale, da una lunga cortina rettilinea
appoggiata ad una torre del castello, da un lato, ed alla torre
Duchesca, dall'altro; verso l'altro estremo, da un'altra breve
cortina fra le due torri Duchesca e Ippolita.
La torre Ippolita fa parte delle opere che furono costruite re
Ferrante d'Aragona, subito dopo aver scacciato i Turchi da
Otranto. Ebbe il nome d'Ippolita in onore di Ippolita Sforza,
figlia del duca di Milano e sposa di Alfonso duca di Calabria.
Il suo diametro, alla sommità, è di metri 12 circa; e l'altezza
pareggia quella delle mura. Sulla sua superficie cilindrica, al
disopra del cordone, si vede l'arma dei re aragonesi, a forma
non già di scudo ma rettangolare, inquadrata da cornice. I
beccatelli, che coronano la torre, e sorreggono il parapetto
sovrastante, hanno sagoma composta di gusci ed ovoli diritti
separati da listelli. Le mensole sostengono piccoli architravi,
decorati con archetti a chiglia decorazione che si ripete in
tutte le altre torri fatte dagli Aragonesi in Otranto e le
distingue da quelle di altra epoca.
Dalla torre Ippolita il tracciato delle mura ripiega ad angoli
molto ottusi verso est, sino alla porta della città. La
disposizione di questa porta è veramente un bello e
caratteristico esempio dell'architettura militare dell'epoca.
Essa è collocata in una torre, o meglio fra due mezze torri, del
diametro di metri 10 circa. Porta e torre hanno la denominazione
di Alfonsina, che si vede incisa in una pietra, a destra di chi
entra.
Alla torre a sinistra della porta si appoggia, col fianco, un
ampio baluardo, che protegge la porta stessa con offesa di
fianco, e la copre con un orecchione arrotondato, impedendo che
potesse esser battuta con tiri d'infilata.
Innanzi alla porta Alfonsina vi era ed esiste tuttora, sebbene
rinnovata, un'altra porta praticata nel muro, che costituiva una
linea di difesa più avanzata, a proteggere l'ingresso nella
città. Dinanzi a questo muro correva il largo fosso, ora in quel
tratto ricolmo. [...] L'asse della porta esterna è molto
spostato ed obliquo rispetto a quello della porta Alfonsina; in
guisa da ottenersi più entrate reverse, come diceva
Francesco di Giorgio Martini.
Del bastione adiacente alla torre Alfonsina non rimane che la
parte più vicina alla torre stessa: il resto è stato tutto
demolito, per far luogo alla costruzione di una strada e di un
piazzale sulla spiaggia [attualmente il piazzale accoglie il
monumento ai caduti di tutte le guerre, N.d.A.].
La fronte rivolta ad est è costituita dall'alta muraglia [ora in
parte demolita e trasformata in strada, N.d.A.] di rivestimento
della roccia su cui sorgono le estreme case di Otranto,
imminenti sul mare. Nel primo tratto di questa muraglia, e
propriamente in quello fra il bastione della porta Alfonsina e i
primi due ripiegamenti che s'incontrano e che formano un
piazzaletto sporgente nel mare, l'antico muro è stato anche
demolito per la costruzione della strada dì cui già si è fatto
cenno. Da quel piazzaletto sino all'estremità sud della fronte,
il muro va diritto, anziché seguire la linea spezzata che mostra
la pianta del secolo XVII. È un muro [ora non più esistente,
N.d.A.] di cattiva struttura di pietrame grezzo, con malta di
semplice bolo; : fu fatto dai Francesi al principio del secolo
XIX.
Dove questa fronte orientale s'incontra con quella a Sud,
trovasi il cosiddetto "Fortino" a forma di bastione, una faccia
del quale batte il porto, e l'altra, con fianco adiacente,
l'ampio fosso che da quella parte cinge il castello. È anche
questa opera dei Francesi, ed è della medesima cattiva struttura
della muraglia [...]. Tra il "Fortino" ed il castello corre una
cortina,
lunga metri 52 circa, la cui struttura presenta l'aspetto più
confuso che si possa immaginare. Il tratto più vicino al
castello ne è stato abbattuto per formare una discesa nel fosso:
era costituito da un enorme muro di pietrame con malta, grosso
circa 10 metri. Il resto mostra tre ordini di murature, diversi
per epoca, sovrapposti l'uno all'altro, chi sa per quali
adattamenti, ed i piani di posa, anziché essere orizzontali,
sono in lieve pendenza e paralleli.
Tutta questa enorme parete è bucata da finestre e finestroni
recenti, da feritoie, da vuoti lasciati per pietre tolte, e da
buchi d'ogni specie. Si vede una pietra più grande,
rettangolare, ma tutta corrosa, che sembra abbia dovuto
contenere uno stemma. Nell'interno della cortina erano alcuni
locali, forse per uso di magazzino o altro, con comunicazioni
sotterranee. Qualcuno ne è ancora utilizzato; altri sono in
rovina ed inaccessibili». Con gli ultimi restauri, mura e locali
sono stati ristrutturati; e i locali quasi tutti utilizzati.
FORTIFICAZIONI SPAGNOLE
Con l'elezione imperiale di Carlo V di Spagna (1519-1558),
seguita alla morte di Massimiliano I nel 1519, la politica
europea assume un nuovo indirizzo.
Con la solenne incoronazione, avvenuta i123 ottobre 1520 in
Acquisgrana, il nuovo imperatore, appena ventenne, raccoglieva
sotto il suo comando la Spagna, le Due Sicilie, la Sardegna, i
Paesi Bassi con la Fiandra, la Germania e le Americhe. Con
ostentato autocompiacimento, dichiarava che sui suoi domini non
tramontava il sole!
Egli, temendo nel Regno delle Due Sicilie nuovi assalti turchi,
come quello del 1480 in Otranto, rinforza tutto il litorale del
Regno con 336 torri di avvistamento e di difesa.
Le distribuisce simmetricamente, come quelle che ancora si
vedono nei dintorni di Otranto: le torri di S. Stefano, S.
Palascia e di S. Emiliano, poste rispettivamente ad est, a sud e
ad ovest della città.
«Prevalgono in questo periodo le piante a sistema quadrato con
bastioni romboidali ai vertici, secondo le regole del Sangallo e
del Sansovino [...], od a mandorla [...]. Ovvero con torrioni
casamattati, [...] oppure torrioni posti all'estremo di un
puntone sporgente dal fianco del Castello [...]».
A Carlo V va riconosciuto «il merito della ricostruzione,
trasformazione ed edificazione di numerosi castelli secondo
tecniche nuove, dovute alle crescenti esperienze che si andavano
facendo nell'arte militare con l'uso della polvere da
sparo».
Il principio della difesa radente e del fiancheggiamento
imponeva l'uso del baluardo e del bastione, mentre l'aumentata
efficacia dell'artiglieria imponeva la cimatura delle torri e la
forma cilindrica, i torrioni casamattati e le mura scarpate'.
Nonostante queste premure offensive e difensive, durante il
regno di Carlo V tali opere di alta ingegneria non divennero mai
teatri di battaglia poiché anzi si susseguirono lunghi e
fiorenti periodi di pace: il castello si trasforma in palazzo
residenziale
Il castello di Otranto, anche dopo l'ampia ristrutturazione
operata dagli aragonesi, subisce notevoli e sostanziali
trasformazioni, e diviene dimora del Governatore della città. |