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OTRANTO: LE FORTIFICAZIONI

Le fortificazioni di Otranto

La città è dotata di un porto e, probabilmente, per la sua posizione strategica, anche di fortificazioni a partire già dal VI secolo avanti Cristo. Scrive Erodoto che Scilace di Cariande fu inviato da Dario, re dei Persiani, a passare in rassegna le città greche dell’Italia meridionale prima di intraprendere una campagna di conquista. Scilace, geografo e scrittore, riferisce che “nella Japigia abitano i greci, le cui città sono Eracli, Metaponto, Taras e il Porto Idro, proprio alla confluenza tra il mar Adriatico e il mar Ionio”.
Delle fortificazioni allora probabilmente esistenti si sarebbero avvalsi i messapi, i greci, i romani, i bizantini, i normanni, gli svevi, gli angioini, i turchi, gli spagnoli, i francesi e soprattutto i bizantini.
Nel 476, caduto l’Impero romano d’Occidente, essi occuparono Otranto e la munirono di una triplice linea difensiva. La prima era costituita da otto casali disposti a semicerchio intorno alla città; la seconda constava di robuste mura, cento torri e un fossato largo e profondo; la terza linea era il castello, anch’esso munito di fossato.
Ma nell’835 il generale algerino Sawdan conquistò il Mezzogiorno, distruggendo le mura di Otranto e radendo al suolo la città. Le fortificazioni furono ripristinate nell’863 dai bizantini, che riconquistarono Otranto e la ripopolarono con un gruppo di greci provenienti dal Peloponneso.
Quando nel 1069 i Normanni scacciarono definitivamente i bizantini e occuparono la città, rinforzarono sia le mura che il castello secondo gli schemi planimetrici tipici del Medioevo.
Ma nel 1266 gli Angioini apportarono significative variazioni al sistema difensivo della città, introducendo il baluardo e il bastione. Nella seconda metà del XV secolo, la maggiore efficacia dei tiri di artiglieria rese poi indispensabile la cimatura delle torri a forma cilindrica e la presenza di torrioni casamattati e mura scarpate.
Quando nel 1480 i turchi conquistarono Otranto, consolidarono le precedenti fortificazioni e vi apportarono sostanziali innovazioni, ma la difesa moderna della città si deve agli aragonesi. Nel 1492 Alfonso d’Aragona, duca di Calabria, affidò la direzione dei lavori di rifortificazione all’ingegnere Francesco di Giorgio Martini. Il circuito delle mura di allora corrisponde, salvo parecchie demolizioni, al tracciato odierno. Esso ha forma poligonale e può distinguersi in quattro fronti. La parte nord, in cui vi è la porta di ingresso alla città, va dalla torre Ippolita fino al bastione della porta stessa. La parte ad est era costituita, all’epoca, da un alto muraglione e aveva tracciato poligonale con ripiegamenti ad angolo retto. Il muro fu però successivamente demolito e trasformato nell’attuale Lungomare degli Eroi. Il fronte sud è chiuso dai bastioni dei Pelasgi; quello ad ovest da due cortine e due torri del castello.
La torre Ippolita è tra le opere costruite da Ferrante d’Aragona dopo la liberazione dai turchi e prese il nome da Ippolita Sforza, figlia del duca di Milano e sposa di Alfonso, duca di Calabria. Dalla torre il tracciato delle mura ripiega ad angolo ottuso verso est fino alla porta della città, detta porta Alfonsina. Alla torre a sinistra della porta poggia un ampio baluardo, che copre l’ingresso con un orecchione arrotondato.
Del bastione adiacente alla torre Alfonsina resta solo la parte più vicina alla torre stessa; il resto è stato demolito per consentire la costruzione di una strada e di un piazzale sulla spiaggia.
Dove il fronte orientale si incontra con quello a sud, sorge un fortino a forma di bastione, anch’esso opera dei francesi. Tra il fortino e il castello corre una cortina lunga circa 52 metri e dall’aspetto piuttosto disorganico. Il tratto più vicino al castello è stato abbattuto per creare una discesa nel fosso. Il resto mostra tre ordini di murature, diversi per epoca e sovrapposti uno all’altro. L’intera parete presenta finestre e finestroni recenti, feritoie, vuoti e buchi di ogni genere. Con gli ultimi lavori di restauro, le mura e i locali che esistevano all’interno della cortina sono stati recuperati e sono oggi quasi tutti utilizzati.

Veduta aerea di Otranto e delle sue fortificazioni Porta Alfonsina (Otranto)

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