"Otranto-Vacanze.it" è un portale di promozione turistica utile a tutti coloro che intendono trascorrere le proprie vacanze ad Otranto: Informazioni turistiche su Otranto e sulle località vicine. "Otranto-Vacanze.it" vi fa conoscere le tradizioni, la cultura, le feste, le usanze, vi guida in interessati itinerari turistici.
Abbiamo selezionato per Voi le proposte più interessati ad Otranto e nelle località vicine in merito ad appartamenti in affitto, locazione di case vacanza, affitti ville e villette, soggiorni in residence, dimore storiche, trulli e pajare, prenotazioni presso villaggi, hotel, resort, bed and breakfast, agriturismo e masserie.

Homepage Chi siamo Informazioni Legali Privacy Mappa del sito Contatti

Cerca hotel

Data check-in
 
Data check-out
 

 

RICERCA PER CODICE

 
RICERCA PER TIPOLOGIA

* Appartamenti

* Case Vacanza

* Ville e Villette

* Villaggi & Residence

* Hotel & Resort

* Masserie

* Dimore Charme

* Bed & Breakfast

* Agriturismo

* Camping e soste camper

 

Vacanze a Otranto

Vacanze a Porto Badisco

Vacanze a Alimini/Frassanito
Vacanze a Torre Sant'Andrea

Vacanze a Torre dell'Orso

Vacanze a S. Cesarea Terme

Vacanze nell'entroterra

 

Offerte

OTRANTO: CASTELLO E FORTIFICAZIONI

Il sistema difensivo otrantino, costituito dalla mole possente del castello, dalla cinta bastionata delimitante il borgo antico e dall’ ampio fossato con antemurale che ne protegge il versante sud, qualifica inconfondibilmente l’intero panorama otrantino, e offre al visitatore una pregevole esemplificazione dell’architettura militare di epoca tardo medievale e rinascimentale.
Vista aerea del Castello e delle mura di OtrantoIl castello e le fortificazioni di Otranto sono segni caratteristici di difesa e di offesa, integrazioni di tecniche militari orientali e occidentali.
Di essi si sono serviti i Messapi, i Greci, i Romani, i Bizantini, i Normanni, gli Svevi, gli Angioini, gli Aragonesi, i Turchi, gli Spagnoli, i Francesi.
Durante queste dominazioni tali manufatti subiscono distruzioni, demolizioni, integrazioni, ristrutturazioni; ma quasi mai il nuovo distrugge del tutto il vecchio: del passato resta sempre qualcosa, come la pagina di un palinsesto che rimanda all'autore.
Le pietre megalitiche visibili in qualche tratto delle mura e i bastioni dei Pelasgi rimandano ai Messapi. «L'impianto planimetrico con torri rotonde in saliente rispetto alle cortine, ad andamento rettilineo, con merlature e fossati, rispecchia canoni di età romana». La porta della città, denominata Porta Alfonsina, inquadrata tra due torri, evoca «la difesa a doppio fiancheggiamento di porta», diffusa in Anatolia sin dal III millennio a.C. I resti delle cento torri rinvenuti durante gli scavi archeologici del 1985, rinviano ai Bizantini.
L'attuale torre quadrata del campanile della Cattedrale ricorda i Normanni. Le torri cilindriche con toro rammentano gli Angioini e gli Aragonesi; il Fortino, i Francesi. Le vie sotterranee che si diramano dal castello al centro storico e nell'entroterra, rinviano al labirinto di Cnosso.
Messe insieme, queste testimonianze rivelano architetture e tecniche militari diverse, le quali, unite dal genio dell'uomo, costituiscono un capolavoro di arte che invita a realizzare il desiderio di una società universale.
FORTIFICAZIONI DAI MESSAPI AGLI ANGIOINI
Otranto è la città più orientale d'Italia. Per la sua posizione eminentemente strategica, fin dall'antichità è munita di fortificazioni.
Di queste fortificazioni si sarebbero serviti i Messapi, i Greci', i Romani', i Bizantini, i Normanni', gli Svevi, gli Angioini, i Turchi, gli Spagnoli, i Francesi e, più di tutti, i Bizantini.
Caduto l'Impero Romano d'Occidente (476), i Bizantini occupano la città e ne fanno un caposaldo contro l'invasione deiOtranto, veduta cinquecentesca della città turrita barbari, munendola di una triplice linea difensiva.
La prima consiste in otto casali disposti in forma semicircolare attorno alla città, da Porto Badisco a Frassanito; i casali sono: «Puzzo dell'Orte, Vicinanza, Murvietre, Canali, Palazzano, Ceruto, Anzano, Ficulle». La seconda è formata da robuste mura fornite di 100 torri, e da un fossato vasto e profondo. La terza linea è il castello, circondato anch'esso da un profondo fossato. Nel secolo VIII, Otranto appare dunque una città imprendibile, ma nell'853 il terribile generale algerino Sawdan passa come un uragano su tutto il Mezzogiorno d'Italia e lo conquista: in Otranto distrugge mura, cattedrale e rade al suolo la città.
Nell'863, infine, l'Imperatore bizantino Basile il Grande riconquista Otranto, ripristina le fortificazioni, costruisce la chiesa greca di S. Pietro e ripopola la città con un gruppo di Greci provenienti dal Peloponneso.
FORTIFICAZIONI NORMANNE E SVEVE
Nel 1069 il normanno Roberto il Guiscardo conquista Otranto e caccia definitivamente i Bizantini. Suo primo pensiero è rinforzare le mura e il castello, come faranno anche i successori e Federico II. La notizia ci giunge da una lettera del Pontefice Alessandro IV (Rinaldo dei Conti di Segni), signore delle Due Sicilie.
FORTIFICAZIONI ANGIOINE
Nel 1266, «agli Svevi si sostituirono gli Angioini, che nell'arco di due secoli provvidero alla fortificazione di molte città, soprattutto durante il regno di Carlo I d'Angiò, a cui si deve tra l'altro il primo progetto di proteggere le coste con torri sapientemente distribuite per prevenire gli assalti dei Saraceni (Editto di Brindisi del 24 maggio 1274), che venne attuato compiutamente soltanto a partire dal 1500 [...].
Con gli Angioini si verificò il primo sostanziale mutamento degli schemi planimetrici medioevali. Il principio della difesa radente e del fiancheggiamento impose l'uso del baluardo e del bastione. Nella seconda metà del XV secolo, per Fortino "Casamatta" visto dal marel'aumentata efficacia dei tiri di artiglieria, si rese necessaria la cimatura delle torri a forma cilindrica; quindi la presenza di torrioni casamattati e le mura scarpate»`.
Nel 1480, quando i Turchi assediano Otranto, il castello e la cinta muraria «erano entrambi di fattura medievale di scarsissimo valore difensivo nei confronti di una anche modesta artiglieria d'assedio: quanto a quella difensiva, se pure vi era, doveva risultare del tutto insignificante. La popolazione della cittadina che ascendeva probabilmente a 6.000 abitanti si battè con disperato eroismo.
In virtù di ciò i turchi riuscirono a conquistare la città soltanto l' 11 agosto dopo tre giorni di furiosi bombardamenti ed impetuosi assalti.
Al tempo dell'invasione ottomana correva voce che le mura erano congiunte per via di cento torri,  ma di codeste vestigia nulla più rimane.
FORTIFICAZIONI TURCHE
Occupata Otranto, il turco fa della città una fortezza contro il mondo occidentale cristiano: consolida le precedenti fortificazioni, e vi apporta sostanziali innovazioni.
Di queste fortificazioni turche molto si è detto e scritto: alcuni, come il Gigli, sostengono che le opere costruite dai Turchi non potevano avere baluardi né fiancheggiamenti, né difese radenti. Altri, invece, come «il Giovio, il Guicciardini, l'Albini e sopratutto il Belcaire, tutti scrittori autorevolissimi, sono concordi nell'affermare che i Turchi abbiano costruito ad Otranto opere tali da poter servire di modello agl'ingegneri di ogni paese, applicando con progredito perfezionamento di forme i principî che condussero all'invenzione del baluardo moderno».
In una lettera del 25 settembre 1480 Costanzo Sforza, informato da un Veneziano che ritornava da Otranto, scrive a proposito dei miglioramenti apportati dai Turchi.
Il documento è di grande importanza, poiché fa conoscere l'impegno che i Turchi hanno profuso nel migliorare le fortificazioni. Il taglio di tutti gli alberi; lo spianare ogni cosa attorno alle mura per il raggio di due miglia; l'impiego ingente di artiglieria; il limitato dominio di tiro radente per un campo completamente sgombero, ma pieno di trabocchetti e di pezzi di armi nascosti: tutto dimostra con quale attenzione i turchi abbiano curato la difesa della città.
Nel settembre del 1480 Alfonso d'Aragona giunge in Otranto per rendersi personalmente conto della situazione, la cui precarietà lo spinge a rivolgersi tempestivamente a Giulio Antonio Acquaviva. Questi, come meglio può, circonda la città per terra e per mare.
Il protrarsi della riconquista iniziava a giocare a vantaggio delle forze napoletane, verificandosi nel campo turco difficoltà crescenti di approvvigionamento, dovute al perfezionarsi del blocco navale in corrispondenza della buona stagione. La morte di Maometto II aggravò semplicemente una situazione divenuta precaria, portando rapidamente alla soluzione delOtranto, Torri Duchesca e Ippolita conflitto con la resa della guarnigione residua turca, che nel settembre dello stesso anno riprese il mare». Distrutta, ma coperta di gloria civile e cristiana, Otranto tornò ad essere città italiana.
FORTIFICAZIONI ARAGONESI
Riconquistata Otranto, Alfonso d'Aragona, duca di Calabria la rifortifica. Tenuto conto della nuova strategia militare dei Turchi, e aiutato da Ciro Ciri, valente ingegnere militare, affida i lavori al nobile napoletano Marcello Arcamone. Furono impiegate per la nuova cerchia e il castello le più moderne concezioni del momento, quelle che attualmente vengono sintetizzate sotto l'etichetta di "architettura militare di transizione"»'.
Nel 1492 il Duca chiama a dirigere i lavori il rinomato ingegnere Francesco di Giorgio Martini, contestualmente impegnato nella realizzazione di analoghi interventi in altre regioni del regno: le fortificazioni otrantine, dunque, «a buon diritto possono essere prese come campione teoretico di tutte quelle delle altre località, oggetto di equivalenti iniziative aragonesi e che sostanzialmente sopravvissero, spesso assai rimaneggiate, in particolare durante il viceregno, fino alle soglie del nostro secolo».
Per esaminare dettagliatamente la natura delle forticazioni otrantine, ci serviamo della descrizione del colonnello Bacile:
«La pianta che qui si riproduce, e che rappresenta tutto il circuito delle mura di Otranto, col castello e con le altre fortificazioni» si conserva «nella Galleria degli Uffizi di Firenze. È segnata nell'indice geografico-analitico apposito col numero 4241 e con l'indicazione: Otranto. Circuito delle mura fortificate. Ignota tedesco del secolo XVII [...].
Questa pianta, nell'insieme, risponde con esattezza all'odierno tracciato delle opere, salvo, ben inteso, parecchie demolizioni e qualche differenza rispetto al Castello.
Porta Alfonsina, OtrantoIl recinto delle mura di Otranto ha un tracciato poligonale che si può distinguere in quattro fronti. La fronte a nord, in cui è la porta della città, va dalla torre Ippolita fino al bastione della porta stessa. La fronte ad est è costituita dall'alto muraglione di sponda battuto dal mare: aveva tracciato poligonale con ripiegamenti ad angolo retto; i quali, per altro, in seguito, furono tolti in gran parte, e sostituiti con tratto rettilineo, come oggi si vede».
Al tempo di Bacile il lato est delle mura si presentava realmente così. Successivamente il muro fu del tutto demolito e trasformato nell'attuale "Lungomare degli Eroi", asfaltato negli anni `50 del secolo scorso e basolato negli anni 2005-2007.
Il fronte sud, battuto dalle acque del porto, è chiuso dai bastioni dei Pelasgi, anch'essi rimaneggiati lungo i secoli, e nei primi del sec. XIX i Francesi vi costruirono il Fortino.
«La fronte a sud è chiusa da tutto il castello e da una cortina appoggiata ad un bastione, dalla parte del mare, e ad una faccia del saliente estremo del castello, dalla parte di terra; Innanzi ad essa è un larghissimo fosso. La fronte ad ovest è costituita verso l'estremità meridionale, da due cortine e due torri del castello; nella parte centrale, da una lunga cortina rettilinea appoggiata ad una torre del castello, da un lato, ed alla torre Duchesca, dall'altro; verso l'altro estremo, da un'altra breve cortina fra le due torri Duchesca e Ippolita.
La torre Ippolita fa parte delle opere che furono costruite re Ferrante d'Aragona, subito dopo aver scacciato i Turchi da Otranto. Ebbe il nome d'Ippolita in onore di Ippolita Sforza, figlia del duca di Milano e sposa di Alfonso duca di Calabria. Il suo diametro, alla sommità, è di metri 12 circa; e l'altezza pareggia quella delle mura. Sulla sua superficie cilindrica, al disopra del cordone, si vede l'arma dei re aragonesi, a forma non già di scudo ma rettangolare, inquadrata da cornice. I beccatelli, che coronano la torre, e sorreggono il parapetto sovrastante, hanno sagoma composta di gusci ed ovoli diritti separati da listelli. Le mensole sostengono piccoli architravi, decorati con archetti a chiglia decorazione che si ripete in tutte le altre torri fatte dagli Aragonesi in Otranto e le distingue da quelle di altra epoca.
Dalla torre Ippolita il tracciato delle mura ripiega ad angoli molto ottusi verso est, sino alla porta della città. LaTorre Ippolita, Otranto disposizione di questa porta è veramente un bello e caratteristico esempio dell'architettura militare dell'epoca. Essa è collocata in una torre, o meglio fra due mezze torri, del diametro di metri 10 circa. Porta e torre hanno la denominazione di Alfonsina, che si vede incisa in una pietra, a destra di chi entra.
Alla torre a sinistra della porta si appoggia, col fianco, un ampio baluardo, che protegge la porta stessa con offesa di fianco, e la copre con un orecchione arrotondato, impedendo che potesse esser battuta con tiri d'infilata.
Innanzi alla porta Alfonsina vi era ed esiste tuttora, sebbene rinnovata, un'altra porta praticata nel muro, che costituiva una linea di difesa più avanzata, a proteggere l'ingresso nella città. Dinanzi a questo muro correva il largo fosso, ora in quel tratto ricolmo. [...] L'asse della porta esterna è molto spostato ed obliquo rispetto a quello della porta Alfonsina; in guisa da ottenersi più entrate reverse, come diceva Francesco di Giorgio Martini.
Del bastione adiacente alla torre Alfonsina non rimane che la parte più vicina alla torre stessa: il resto è stato tutto demolito, per far luogo alla costruzione di una strada e di un piazzale sulla spiaggia [attualmente il piazzale accoglie il monumento ai caduti di tutte le guerre, N.d.A.].
La fronte rivolta ad est è costituita dall'alta muraglia [ora in parte demolita e trasformata in strada, N.d.A.] di rivestimento della roccia su cui sorgono le estreme case di Otranto, imminenti sul mare. Nel primo tratto di questa muraglia, e propriamente in quello fra il bastione della porta Alfonsina e i primi due ripiegamenti che s'incontrano e che formano un piazzaletto sporgente nel mare, l'antico muro è stato anche demolito per la costruzione della strada dì cui già si è fatto cenno. Da quel piazzaletto sino all'estremità sud della fronte, il muro va diritto, anziché seguire la linea spezzata che mostra la pianta del secolo XVII. È un muro [ora non più esistente, N.d.A.] di cattiva struttura di pietrame grezzo, con malta di semplice bolo; : fu fatto dai Francesi al principio del secolo XIX.
Dove questa fronte orientale s'incontra con quella a Sud, trovasi il cosiddetto "Fortino" a forma di bastione, una faccia del quale batte il porto, e l'altra, con fianco adiacente, l'ampio fosso che da quella parte cinge il castello. È anche questa opera dei Francesi, ed è della medesima cattiva struttura della muraglia [...]. Tra il "Fortino" ed il castello corre una Cortina rettilinea appoggiata alla torre Duchescacortina, lunga metri 52 circa, la cui struttura presenta l'aspetto più confuso che si possa immaginare. Il tratto più vicino al castello ne è stato abbattuto per formare una discesa nel fosso: era costituito da un enorme muro di pietrame con malta, grosso circa 10 metri. Il resto mostra tre ordini di murature, diversi per epoca, sovrapposti l'uno all'altro, chi sa per quali adattamenti, ed i piani di posa, anziché essere orizzontali, sono in lieve pendenza e paralleli.
Tutta questa enorme parete è bucata da finestre e finestroni recenti, da feritoie, da vuoti lasciati per pietre tolte, e da buchi d'ogni specie. Si vede una pietra più grande, rettangolare, ma tutta corrosa, che sembra abbia dovuto contenere uno stemma. Nell'interno della cortina erano alcuni locali, forse per uso di magazzino o altro, con comunicazioni sotterranee. Qualcuno ne è ancora utilizzato; altri sono in rovina ed inaccessibili». Con gli ultimi restauri, mura e locali sono stati ristrutturati; e i locali quasi tutti utilizzati.
FORTIFICAZIONI SPAGNOLE
Con l'elezione imperiale di Carlo V di Spagna (1519-1558), seguita alla morte di Massimiliano I nel 1519, la politica europea assume un nuovo indirizzo.
Con la solenne incoronazione, avvenuta i123 ottobre 1520 in Acquisgrana, il nuovo imperatore, appena ventenne, raccoglieva sotto il suo comando la Spagna, le Due Sicilie, la Sardegna, i Paesi Bassi con la Fiandra, la Germania e le Americhe. Con ostentato autocompiacimento, dichiarava che sui suoi domini non tramontava il sole!
Egli, temendo nel Regno delle Due Sicilie nuovi assalti turchi, come quello del 1480 in Otranto, rinforza tutto il litorale del Regno con 336 torri di avvistamento e di difesa.
Le distribuisce simmetricamente, come quelle che ancora si vedono nei dintorni di Otranto: le torri di S. Stefano, S. Palascia e di S. Emiliano, poste rispettivamente ad est, a sud e ad ovest della città.
«Prevalgono in questo periodo le piante a sistema quadrato con bastioni romboidali ai vertici, secondo le regole del Sangallo e del Sansovino [...], od a mandorla [...]. Ovvero con torrioni casamattati, [...] oppure torrioni posti all'estremo di un puntone sporgente dal fianco del Castello [...]».
A Carlo V va riconosciuto «il merito della ricostruzione, trasformazione ed edificazione di numerosi castelli secondo tecniche nuove, dovute alle crescenti esperienze che si andavano facendo nell'arte militare con l'uso della polvere daPorta a Mare, esterno sparo».
Il principio della difesa radente e del fiancheggiamento imponeva l'uso del baluardo e del bastione, mentre l'aumentata efficacia dell'artiglieria imponeva la cimatura delle torri e la forma cilindrica, i torrioni casamattati e le mura scarpate'.
Nonostante queste premure offensive e difensive, durante il regno di Carlo V tali opere di alta ingegneria non divennero mai teatri di battaglia poiché anzi si susseguirono lunghi e fiorenti periodi di pace: il castello si trasforma in palazzo residenziale
Il castello di Otranto, anche dopo l'ampia ristrutturazione operata dagli aragonesi, subisce notevoli e sostanziali trasformazioni, e diviene dimora del Governatore della città.

© 2008-2012 Copyright Invacanzanelsalento - E' vietata la riproduzione
Invacanzanelsalento Agenzia di promozione turistica e di pubblicità in internet – Via Mazzini, 88/A – 73025 Martano (Lecce)
P.I.: 03401370758
www.otranto-vacanze.it - Tel. 0836/571704 - Cell. 338/3285423 - info@invacanzanelsalento.com