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GIURDIGNANO E LA BASILICA DI CENTOPORTE

Dolmen Li Scusi - Minervino di Lecce (Otranto)

Nel territorio di Giurdignano c’Ŕ la pi¨ alta concentrazione di dolmen e menhir d'Italia, tutti rivolti verso l'Est del Mediterraneo. La Puglia conta circa 150 megaliti; Giurdignano da sola ne conta pi¨ di 25. Una stima completa del numero Ŕ ardua, in realtÓ, perchÚ molti di questi monumenti sono stati inglobati nella costruzione di abitazioni e perchÚ alcuni dolmen, un tempo censiti, sono in seguito crollati. Uno studio sistematico e approfondito di queste “pietre” deve ancora essere effettuato ma Giurdignano, il giardino megalitico d’Italia, Ŕ certamente uno degli anelli di congiunzione tra i monoliti mediterranei e quelli europei.
A poca distanza dalla piazza centrale del paese c’Ŕ la Cripta di San Salvatore, che risale al VII secolo: un esempio altamente significativo di monumento ipogeo, adorno di imponenti affreschi, pilastri e navate. Alla fine degli anni '80, durante un intervento di restauro, questa cripta ha restituito numerose sepolture, tutte ormai violate e prive di resti mortuari o corredi funerari, ma c’era lý, scavata nel banco tufaceo, una vera e propria necropoli.
Uscendo da Giurdignano, in direzione Otranto, su una lieve ondulazione del terreno si possono scorgere i resti della Centoporte o Cento Caselle.
L'antica chiesa, costruita probabilmente tra l'XI e il XII secolo, dipendeva dalla coeva abbazia di San Nicola di Casole. Essa aveva una pianta basilicale a tre navate divisa da dieci pilastri, senza transetto e con una sola abside in fondo alla navata centrale ed era preceduta da un vestibolo rettangolare.
Secondo la descrizione fatta dal De Giorgi "il presbiterio era collocato nella nave mediana dinanzi all'altare maggiore; ed un muricciolo, chiudeva il coro e gli amboni. Le pareti erano intonacate e dipinte a fresco, come nella chiesa di San Nicola di Casole. La facciata terminava in alto a frontone ed una finestra trifora illuminava la nave mediana e le dodici finestre aperte dei muri laterali della stessa nave sopra gli archi sorretti da pilastri. Il tetto era a due pioventi, come nella chiesa di Santa Maria in Cerrate, coperto di tegole sorrette da una travatura in legname: le navi laterali avevano una sola falda. Dalla facciata sotto la finestra trifora poi scendeva un'altra tettoja inclinata che copriva il vestibolo. Tre porte mettevano dal pronao nell'interno del tempio, una per ciascuna nave e tre finestre erano aperte nella parete semicilindrica dell'abside. Un'altra porta metteva in comunicazione la nave sinistra con una stanza che forse faceva parte del cenobio basiliano".
Oggi di questa basilica restano solo ruderi che rimandano a un ricco territorio, con campagne rigogliose e attivissime comunitÓ rurali che sul tracciato di importanti arterie avevano sistemato i loro insediamenti.

 
Menhir in Terra D'Otranto Monumento megalitico nella campagna di Giurdignano


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