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In un'area
geografica come quella otrantina, lo spazio fisico, lo spazio
geografico, lo spazio artistico, e quello culturale non sono
ambiti concepibili singolarmente anche se per ogni ambito si
potrebbe scrivere una monografia.
Otranto è un "punto geografico", è riferimento culturale, è
capitolo di storia, è punto di incontro di civiltà, è "Porta
d'Italia", è affaccio sul mediterraneo, è stato nodo viario,
almeno fino all'età moderna, per la Balcania, per la Terra
Santa, per la Grecia e per Costantinopoli.
Ma per la sua posizione geografica ne ha risentito maggiormente
degli "svolgimenti della generale storia d'Europa e del
Mediterraneo", tanto che quella "Porta" è servita anche per
chiudersi e difendersi dalla pirateria e dagli assalti
turcheschi, che dopo la caduta di Costantinopoli diventarono
sempre più accaniti e sanguinosi culminando con il terrorizzante
evento del 1480.
Otranto rimane la città più orientale d'Italia, la città più
vicina alle coste della Balcania, ma è anche la città più
lontana dall'Italia industriale, frenetica, caotica, inquinata,
rumorosa, disordinata e "ricca".
Quindi la posizione geografica non è solo un pretesto per venire
ad Otranto, anche se qui ciò che conta è soprattutto la storia,
una storia millenaria che ha lasciato i suoi segni non solo
all'interno della città, ma anche in ambiente rurale, dove il
fattore fisico e l'opera dell'uomo hanno determinato un tipico
"paesaggio culturale".
Città e campagna, in questa estrema regione d'Italia, in questa
sub-regione della Puglia, sono termini difficilmente
inscindibili e parlare di territorio otrantino o "Idruntino" è
già molto restrittivo.
La Terra d'Otranto aveva confini molto più ampi e comprendeva le
attuali provincie di Lecce, Brindisi, Taranto e parte della
Lucania.
Bisognerebbe muoversi nell'ambito di quei confini, quindi, per
comprendere il significato storico e culturale di questa città e
il ruolo che essa ha svolto nel quadro generale della storia del
Mezzogiorno. Ma dobbiamo mantenerci nei confini amministrativi
attuali, anche per non perdere di vista il taglio
prevalentemente "turistico" di questa rubrica.
La individualità di Otranto è proprio in quell'irradiarsi della
storia dalla città al territorio circostante, dalla città alla
campagna, ma forse è meglio dire che per comprendere la storia
complessiva di Otranto bisogna partire dalla campagna e dalla
morfologia stessa del territorio, perché il determinismo fisico
ha giocato un ruolo importante nella storia di questa città. Non
ce la possiamo immaginare una storia di Otranto tutta compressa
all'interno delle mura. Bisogna uscire dalla città magari
spingersi fino ai vicini centri abitati di
Giurdignano, di
Uggiano la Chiesa, e di
Casamassella per avere l'idea di quanto
la storia ha influito sul disegno del paesaggio e quanto
l'elemento fisico ha contribuito nel processo di umanizzazione
dello spazio geografico. Proprio in ambiente rurale la storia ha
lasciato segni profondi che si sono cristallizzati nella
geometrica suddivisione dei campi, nella fitta trama dei muretti
a secco che delimitano le unità fondiarie, lungo il tracciato
delle antiche strade segnate da profonde carrarecce.
Una storia millenaria testimoniata dalle misteriose "pietrefitte",
i numerosi
Menhir che sembrano pietre germogliate dalla pietra;
dal tenace equilibrio dei blocchi di pietra che formano i
dolmen; dalle singolari
costruzioni trulliformi in pietra a
secco, dimore temporanee di contadini operosi che con la pietra
hanno sempre svolto un dialogo concitato e che con quella pietra
hanno realizzato pregevoli opere di architettura; dalle varie
tipologie degli insediamenti rupestri, numerosi in territorio otrantino; dalle monumentali masserie che con i loro volumi
severi e di una esasperata essenzilità affascinano ancora pur
nell'attuale stato di abbandono. Ruderi di cappelle rurali,
croci e simboli religiosi incisi nella pietra testimoniano, poi,
una presenza attiva, fittissima di comunità rurali. Resti di
antichi casali, il cui toponimo si è perpetuato in alcune
località o nei più recenti insediamenti rurali.
In un territorio come questo ogni percorso può diventare un
itinerario turstico-culturale perchè natura e cultura si fondono
e definiscono paesaggi inconsueti. Si può percorrere il
tracciato di un'importante strada di antica frequentazione, non
troveremo certo "monumenti", ma il fascino può essere nei solchi
profondi lasciati sulla roccia affiorante dalle ruote dei carri.
Quei solchi ci ricorderanno che ad Otranto arriveranno eserciti
e pellegrini diretti in Terra Santa, armi e soldati per la
conquista dell'Oriente. Monaci colti e uomini schiavi sbarcavano
ad Otranto provenienti dal vicino Oriente e da Otranto si
dirigevano nell'entroterra percorrendo antiche strade o
tracciandone altre. Da Otranto partivano i prodotti della
campagna, e allora anche la microviabilità, quella che collegava
l'insediamento rurale con le grandi arterie, può diventare
itinerario. Un itinerario possibile può essere il tortuoso
svolgersi di un canale o di un fiumiciattolo; lì troveremo
maggiormente diffuso l'insediamento rupestre. Se poi ci si
lascia guidare dal piacere di un contatto diretto con la
campagna, possiamo abbandonare qualsiasi tipo di strada ed
addentrarci tra gli ulivi secolari, i cui filari, disposti
parallelamente, hanno quasi sempre come punto di fuga le tipiche
costruzioni in pietra a secco, che da queste parti vengono
comunemente chiamate Pajare, Furni, Furnieddhi, Chipuri,
Calavaci. In queste campagne troveremo
Dolmen e misteriosi
cumuli di pietre (Specchie), svettanti
Menhir disposti sui confini delle
unità agrofondiarie o posti al centro di un incrocio stradale.
Poi, le
masserie, generalmente "fortificate", a conferma di
un'atavica insicurezza del vivere in campagna. Da queste parti
la presenza del "terribile Turco" era più assidua e
terrorizzante, un incubo che ha tormentato l'animo delle genti e
che è rimasto impresso nei numerosi graffiti raffiguranti sagome
di velieri e di navi pirate, graffiti che possiamo trovare in
aperta campagna sulle rugose superfici dei massi che delimitano
le strade, sui muri delle masserie e sulle colonne dei pozzi.
Ruderi di insediamenti religiosi, monumentali abbazie, dalle
quali le comunità monastiche diffondevano la loro cultura e le
loro tecniche colturali. A quei monaci il paesaggio agrario
salentino deve molto, alla loro opera sono dovuti i grandi
interventi di bonifica, di utilizzazione del suolo e di
organizzazione dell'Habitat rurale, che in epoca bizantina si
espresse nel CHORION, prima, e poi nei Kastra e nei Kastellia
difesi da torri di sorveglianza e di avvistamento (pyrgoi).
Nei dintorni di Otranto si trovano dei luoghi che molto dicono
sulla storia e sulle vicissitudini di questo territorio.
COMPLESSO RUPESTRE VALLE DELLE MEMORIE e IPOGEO
DI TORRE
PINTA
LA VALLE DELL'IDRO
SAN NICOLA DI CASOLE - CASAMASSELLA - GIUDIGNANO -
BASILICA DI
CENTOPORTE
CARPIGNANO SALENTINO - MURO
LECCESE - MINERVINO
MASSERIE FORTIFICATE NEL TERRITORIO DI OTRANTO |