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OTRANTO: LA CATTEDRALE

La cattedrale di Otranto ricostruita dopo l’assedio turco del 1480 si offre imponente sulla piazza Basilica, il magnifico rosone sulla facciata è stato realizzato tra la fine del XV sec. E l’inizio del XVI sec., mentre il verboso portale è un tipico prodotto del barocco leccese voluto dall’arcivescovo G. Adarzo di Santander nel 1674.
La Cattedrale, consacrata nel 1088, è un ampio edificio basilicale a tre navate suddivise da due file di colonne con capitelli in buona parte della metà del XII secolo ed altri di spoglio. Lo schema planimetrico è tipico delle grandi chiese benedettine: il transetto non è sporgente ed è suddiviso da arconi longitudinali, le navate terminano tutte con le absidi proporzionate alla loro larghezza. La coperture è a capriate ora celate dal magnifico cassetto nato dorato voluto nel 1693 dall’arcivescovo F.Maria deVeduta interna della Cattedrale Aste come si legge dall’iscrizione dell’arco trionfale che divide la navata centrale dal presbiterio.
L’aspetto spoglio della Cattedrale deriva da radicali e non sempre giustificati restauri che negli ultimi decenni hanno cancellato buona parte testimonianze barocche.
Entrando nella Cattedrale l'elemento di maggior richiamo è il grandiosa Mosaico Pavimentale che copre tutta la navata principale e buona parte di quelle laterali, commissionato dall'arcivescovo Gionata ed eseguito dal prete Pantaleone, sotto il regno di Giglielmo il Malo. Il mosaico si presenta come un grande albero animato da una moltitudine di figure che dall'entrata che dall'entrata della chiesa protende i suoi rami fin quasi all'abside, è sorretto da una coppia di elefanti, a cui si aggiunge, fra le gambe di quello di sinistra, un terzo più piccolo. Divisi da un lungo tronco, compaiono, a destra, la figura di "Alexander Rex" fra due grifoni, a sinistra quella di un grande leone quadricorpore che incombe su un viluppo di mostri serpentiformi, e pi sempre a destra risalendo, vari mostri, fra cui centauri bicefali e tricefali, mostri acquatici e pesci, a sinistra la Torre di Babele; e poi ancora Noè, che aiutato dai suoi è intento a preparare l'Arca, e dopo il Diluvio.
Cattedrale, veduta di insieme del mosaico pavimentaleDopo la pausa della seconda iscrizione vi è la rappresentazione entro dodici tondi dei mesi e dello zodiaco; tra le ultime propagini dell'albero si susseguono la cacciata dal Paradiso terrestre di Adamo ed Eva, Re Artù, l'offerta di Caino e Abele, l'uccisione di Abele.
Poi si susseguono entro sedici tondi il peccato di Adamo ed Eva, vari mostri e le figure di Re Salomone e della Regina di Saba. Più su dopo una striscia con rappresentazioni di vari animali, compare Sansone a cavallo di un leone e varie storie del profeta Giona. Nella navata minore si scorgono solo mostri ed alcune figure umane; nella navata sinistra vi è la rappresentazione dell'inferno con Satana e le torture dei dannati, e quella del Paradiso con le anime elette poste in grembo ai tre patriarchi, Abramo, Isacco e Giacobbe.
In mezzo a questo guazzabuglio di figure che si snodano, partendo dall'ingresso della chiesa, in rapida successione, pare di intravedere lo snodarsi di un discorso rassicurante che dal peccato giunge alla salvezza.
Nella Cattedrale appena a destra dell’ingresso, sul muro della controfacciata, si trova il marmoreo sepolcro dell’Arcivescovo Serafino da Squillace (1481-1514).
Dopo un cinquecentesco affresco di Sant’Antonio Abate e in corrispondenza della navata destra, sempre sulla controfacciata, è un’epigrafe barocca che ricorda la morte della sposa di Geronimo De Marco, patrizio otrantino, del 1664.
Il primo altare della navata destra è seicentesco (1662), e apparteneva alla medesima famiglia dei De Marco, ed ha una bella tela con Cristo risorto. L’altare successivo ha una interessante tela del pittore fiammingo Pietro Mera datata 1628Otranto, Cattedrale, Cappella dei Martiri raffigurante la Vergine in gloria e due Santi. Subito dopo si possono notare, appoggiate alla parete, quattro colonne completamente scolpite di chiara fattura cinquecentesca: rappresentano quanto avanza dell’antico altare-reliquiario che conservava i resti degli “800 Martiri”. Superando la scala che permette l’accesso alla cripta, nell’ultimo tratto della navata, sulla destra il cinquecentesco ingresso alla sagrestia mentre di fronte si apre lo strabiliante spettacolo barocca Cappella dei Martiri. La Cappella è a pianta ottagonale sormontata da una volta "stellata" che riceve molta luce dalle finestre del tamburo e dallo stretto e alto lanternino. All'interno, sette degli otto lati (l'ottavo è l'ingresso alla Cappella) sono occupati da altrettante lunghe teche che racchiudono le spoglie mortali dei martiri rimasti insepolti e incorrotti per 13 mesi sul Colle della Minerva e trasferiti dopo la liberazione del 1481 nella Cattedrale, dove, nel 1482, fu costruita in loro onore la prima versione della Cappella rifatta nel 1524; quella che oggi si ammira è opera del 1711 voluta dall'Arcivesco F. Maria De Aste. Dietro l'altare è custodito il "sasso del martirio" usato per la decapitazione degli 800 Martiri.
Lasciando la Cappella dei Martiri si raggiunge l'abside della navata sinistra che è la Cappella del Sacramento, splendida opera barocca in particolare nel raffinato gruppo ad altorilievo dell'arco. Voltando le spalle a questa Cappella e superando la seconda scala che porta alla cripta e la porta di accesso laterale della cattedrale, si può ammirare un altare neoclassico con una seicentesca tela della Visitazione. In fondo alla navata addossato alla controfacciata è il barocco monumento funebre (1720) dell'Arcivescovo De Aste, ai piedi di questo monumento si trova una lastra tombale del 1655 che conserva i resti dell'arcivescovo Gaetano Cosso. Nei pressi troviamo il marmoreo settecentesco fonte battesimale, voluto (insieme al distrutto altare maggiore) dall'arcivescovo M. Orsini (1722-1752).
Otranto, Cattedrale, La CriptaDall’interno della Cattedrale attraverso due scale poste nelle navate laterali si accede alla cripta che si estende sotto il transetto e le absidi ed è suddivisa in 48 campate quadrangolari coperte a crociera sostenute da 42 colonne marmoree e 23 semicolonne in muratura, nonché da 6 pilastri inseriti nella muratura. Questa cripta è il primo esempio in terra pugliese di cripta ad oratorio e ancora una volta, come per la Cattedrale, gli elementi spaziali e compositivi riportano all’Abbazia di Montecassino. Parte delle colonne sono di spoglio, come i capitelli, alcuni dei quali di chiara matrice bizantina; eccezionali, i capitelli figurati, come ad esempio quello con i grifi o quello decorato con quattro figure di arpie (verso l’altare maggiore). Sulle pareti della cripta vi sono affreschi cinquecenteschi e tracce di decorazione medievale. Esistono altresì splendidi esemplari di lastre incise appartenenti al primo periodo del complesso.

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