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OTRANTO: LA COSTA A SUD E A NORD

Costa a Sud di Otranto

LA COSTA A SUD

Lasciando il Porto e procedendo in direzione sud, dopo un tratto di costa di bassa scogliera, si giunge alla grotta Palombara, cosiddetta per la presenza dei palombi, ricomparsi dopo lunga assenza. La Palombara è una grotta preistorica, visitabile però solo per i più abili perché non facilmente accessibile né dal mare né dalla terra ferma.
A destra, in alto, solitaria ed imponente, c’è la Torre del Serpe. In epoca romana su quell’altura si ergeva un faro che segnalava la rotta ai naviganti; alcune vedette si assicuravano che la sua luce fosse sempre accesa. La leggenda narra che durante la notte, mentre i soldati si concedevano un po’ di riposo, un serpente strisciava sistematicamente lungo le pareti della torre fino in cima e beveva tutto l’olio della grande lanterna, impedendole di ardere. Poi, sazio, ritornava verso il mare. La leggenda da il nome alla torre e il serpente campeggia anche sullo stemma della città.
Proseguendo troviamo la Punteddha, estrema punta a sud della baia Palombara, dove qualche volta è stata avvistata la foca monaca. Quest’animale, ormai raro in Italia, predilige acque terse e ricche dal punto di vista alimentare. La sua presenza è un chiaro indizio dello stato di ottima salute delle acque che la ospitano.
Il tratto di scogliera che successivo è detto Remite. Seguono Punta Facì e poi la Baia delle Orte, una delle più incantevoli della costa meridionale di Otranto: qui la scogliera, dapprima bassa, si alza progressivamente fino ad essere a tratti a picco sul mare. Al centro della baia c’è una piccola spiaggia, Porto Grande, luogo ideale per fare il bagno quando spirano venti di tramontana. A destra, nella Cala Casotto, sono visibili i ruderi di una costruzione dalla quale partiva il cavo telegrafico che collegava Otranto con Durazzo, in Albania. La parte sinistra è tutta anfratti e piccole grotte. Notevole la Grotta della Piscina in cui, superato l’accesso, caratterizzato da una volta molto bassa, si ritorna a cielo aperto e ci si ritrova in una sorta di piscina, dove il mare è di verde intensissimo. Poco più avanti c’è la Grotta del Pastore o della Pecora. I canaloni del lungo promontorio, le grotte e le numerose sorgenti (Fontana, Casotto, Sciuncacchia, Fiume d’Oro) sembrano spiegare il toponimo Orte, il nome deriva infatti dal latino Orior, che significa sorgere, nascere.
La baia delle Orte è chiusa, a sud, dal Faro di Punta Palascìa, detta Capo d’Otranto, il punto più orientale d’Italia. Subito dopo si incontra l’Isola di Sant’Emiliano, che in realtà è uno scoglio poco distante dalla costa, meta privilegiata di numerosi volatili acquatici. In corrispondenza dell’isola, sulla scogliera, di erge la Torre di Sant’Emiliano, che risale alla prima metà del 1500. In questa zona il paesaggio è sorprendente: la vegetazione è scarsa, quasi del tutto sostituita da pietre, sassi, scogli di colore bianco. Un paesaggio impervio e arido ma molto suggestivo nella sua crudezza. A pochi metri dalla costa sono visibili le polle d’acqua dolce di numerose sorgenti di origine carsica. Superato Sant’emiliano si giunge a Porto Badisco, una delle località più affascinanti della costa di Otranto. Qui, si racconta nel terzo libro dell’Eneide, dopo lungo peregrinare approdò Enea. Ma la località è nota soprattutto per la presenza della Grotta dei Cervi, una cavità naturale di enorme interesse preistorico, abitata durante il Neolitico. A Porto Badisco il mare è di un verde-blue terso, cristallino. Una piccola spiaggia, lunga e stretta, è l’unico posto della costa non caratterizzato da scogliera e acque alte.

Immagine della spiaggia a Nord di Otranto, gli Alimini

LA COSTA A NORD
Partendo dal porto di Otranto e dirigendosi verso nord, subito dopo le spiagge del centro del paese, Lido Miramare, Lido Camillo e la spiaggia pubblica sotto la chiesetta della Madonna dell’Altomare, troviamo il molo San Nicola e poi un tratto di costa che ad Otranto chiamano Fasciu. Qui la scogliera è alta due o tre metri e l’acqua è limpida e di un verde intenso. Sulla sinistra c’è il Faro della Punta, collegato alla scogliera da un ponte a nove arcate. Proseguendo in direzione nord, la prima spiaggia che troviamo è Porto Craulo (Porto Corvo), che le dune proteggono dal vento di tramontana. In questa zona la sabbia si alterna a scogli levigati e bassi. La scogliera prosegue con la spiaggia della Castellana o Rocamatura (roccia molle, tenera), dove cespugli di finocchio selvatico, canne e alberi di fico crescono spontanei a ridosso dell'arenile.
La spiaggetta della baia successiva è detta La Staffa. Le fanno da cornice tamerici e agape americane, piante dalle foglie carnose e appuntite. Qui il mare da blu scuro degrada in mille sfumature di verde chiaro.
L’insenatura che segue è detta Canale del Càfaro. Le alghe e le rocce sul fondo del mare conferiscono all’acqua un colore verde cupo. Sulla scogliera, uno strettissimo sentiero intorno al Canalone taglia quasi una folta vegetazione di canne, fichi selvatici, lentisco e felci. In questo tratto irregolare di costa sono numerose le baie, le grotte, le cale dai nomi più strani. Nell’insenatura Cattapignula (pipistrello), attraverso un passaggio largo appena due metri, si può visitare, dal mare, l’omonima grotta.
Poco distante, sempre verso nord, c’è la baia San Pietro dei Canali. La sua imboccatura si allarga all'interno, formando un grande bacino riparato dai venti di scirocco ma sferzato dalla tramontana. La scogliera è ricoperta da un'intricata e inaccessibile vegetazione di canne, pini, acacie, felci e tamerici. Sulla sinistra si erge la Masseria Cerra, che dà il nome alla zona.
Dopo appena 50 metri troviamo un'altra piccola e suggestiva insenatura detta Grotta Monaca, per via di una foca monaca che si dice fosse solita ripararsi lì. Poi troviamo Sapunerò, Mulino d'Acqua e Imperia. Da qui il panorama è di incredibile bellezza e l’acqua è un arcobaleno di colori. La scogliera è alta e a strapiombo sul mare, che non è accessibile dalla terraferma se non attraverso qualche pericoloso sentiero noto solo ai pescatori del luogo.
Al Sapunerò, uno spuntone alto circa 15 metri divide la costa in due cale: a destra la Grotta dell'eremita, inaccessibile a causa degli scogli affioranti; a sinistra, in alto, un sottilissimo ruscello segnalato da un canneto.
Costeggiando un isolotto a sinistra, si giunge alla spiaggia del Mulino d'Acqua, alla quale si arriva anche via terra attraverso un tunnel scavato nella roccia. Proseguendo sempre verso nord si raggiunge il Murrune, un alto costone che prende il nome dall'omonima masseria e poi, in corrispondenza di una torre diroccata, alla baia di Santo Stefano, sede del Club Mediterranè.
A sinistra una grotta chiude l'insenatura della Carèula, i cui estremi sono collegati da un ponte. Alle spalle dell'insenatura si stende una grande area boschiva, con pinete e macchia mediterranea, che ricopre tutta la zona costiera da Santo Stefano a Sant'Andrea.
Poi la costa degrada fino alle spiaggette di Porticeddhi e alla piccolissima baia di Toraiello. Segue la Baia o Fossa dei Turchi, il cui nome ricorda l’assalto dei turchi del 1480. Qui le numerose calette di sabbia, soprattutto nelle giornate di bonaccia, offrono uno spettacolo mozzafiato. La pineta alle spalle profuma di mirto, timo, lentisco.
Da qui e fino alla Turre si stende la spiaggia degli Alimini, uno degli arenili più belli e puliti d'Italia. La pineta e la macchia mediterranea quasi sfiorano il mare e proteggono le dune sabbiose esposte a tutti i venti dell’Adriatico. In questo tratto di costa naufragò la nave Dimitrios che, ormai relitto, fa mostra di sè a pochi passi dal bagnasciuga. I lidi attrezzati si susseguono fino alla Turre e anche oltre: superata la zona degli Alimini si giunge a Frassanito, tratto di spiaggia particolarmente amato dai surfisti. Poi la costa sale dolcemente fino a Conca Specchiulla. Piccole e bellissime calette di sabbia si alternano a tratti di alta scogliera. Poco più a nord le spettacolari spiagge di San Giorgio e poi la baia detta La Pastiddhuzza, alla quale si accede con una scaletta. Proseguendo si incontrano la grotta della Funtaneddha, dove c’è una sorgente di acqua dolce, e poi la Punticeddha, una baia con alta scogliera a picco sul mare ma con possibilità di accesso per la balneazione. In questo tratto di costa si susseguono anfratti e piccole grotte, la più grande delle quali è detta del Macaru (Mago). Poi troviamo Torre Sant'Andrea, estremo lembo a nord della costa di Otranto. Qui c’è uno scoglio detto Mbrufico, parola che in dialetto indica il fico selvatico, per via della pianta che vi cresce, e subito dopo un altro scoglio detto il Tafaluro, trampolino di lancio per i tuffatori più esperti. Poi si apre l’insenatura di Torre sant'Andrea, sulla quale un tempo vigilava una torre ormai distrutta, dove il mare è di un intenso verde smeraldo, tanto che la baia è detta Sciardieddhu, cioè giardinetto. La parte destra della spiaggia e della scogliera, incluso il faro che la domina, appartengono a Melendugno; la parte sinistra al territorio di Otranto. Il mare, al centro, fa da spartifeudo.

Veduta dall'alto della spiaggia di Alimini - Otranto

Stabilimento balneare Riva del Sole Otranto

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