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Dalle
alture di Monte Sant'Angelo, così denominato da una grotta
bizantina dedicata a Sant'Angelo, il fiume Idro scende tortuoso
e si riversa in mare proprio nei pressi della città. Lungo il
suo corso piccoli appezzamenti di terreno sono ancora coltivati
dai contadini del posto che che riescono a trarre buoni profitti
dalla coltura degli ortaggi, dalle verdure e dai frutti che qui
crescono rigogliosi per la presenza di pozzi che consentono di
attingere acqua a poca profondità, ma soprattutto per la
fertilità dei terreni riscaldati da un sole che anche d'inverno
illumina questo splendido paesaggio. In queste vallate "ci sono
molte sorgenti e fonti d'acqua purissima che scorrono tra le
piante di alloro e gli agrumi e, cosa rara in questa regione",
scriveva il Galateo nel '500, "si trovano molti pozzi di
profondità tanto modesta che puoi attingere l'acqua con una
mano. Pare", scriveva sempre l'illustre umanista, "che questo
pezzo di terra si staccato dal Peloponneso o da Tempe e si sia
unito all'Italia. Il clima è molto salubre, il terreno fertile,
e pieno di fonti, sempre verdeggiante perché cosparso di lauri,
di mirti, di olivi e di agrumi".
Un sito privilegiato dove l'insediamento ha origini remote come
nella vicina
Valle delle Memorie.
Considerato che l'attuale Valle dell'Idro si estendeva fino alle
paludi LIMINI (Alimini),
bonificate verso la prima metà
del '900, l'insediamento rupestre, in quest'area esisteva già
prima dell'impaludamento, che probabilmente risale al periodo
dell'abbandono delle terre in seguito alla caduta di Otranto
dopo la distruzione del 1480 ad opera dei turchi.
Le pareti che definiscono la Valle dell'Idro sono costellate da
grotte di varia forma e dimensione con tipologie corrispondenti
ai diversi usi e destinazione.
Dal Monte S. Angelo (49 metri s.l.m.) alle pareti del Monte
Lauro Vecchio, il percorso del fiume Idro o Canale di Carlo
Magno è un itinerario nella civiltà rupestre.
Nella Valle dell'Idro tre gruppi di grotte sono di particolare
interesse:
"Un primo gruppo situato appena all'ingresso della Valle
comprende una serie di grotticelle, alcune delle quali a doppio
locale, uno anteriore più grande e uno posteriore, di dimensioni
ridotte, probabilmente utilizzato come nicchia-alcova; ovunque
sono presenti nicchie a ripiano, tracce di iscrizioni greche e
altre nicchie a ripiano. Particolarmente interessanti le due
cavità che presentano sulle pareti numerosi graffiti, in una
sono graffite oltre a croci latine, la figura di un guerriero
nel tipico abbigliamento turco; questo guerriero con una mano
impugna una scimitarra, mentre con l'altra sembra indicare
Otranto" accanto vi sono graffiti raffiguranti velieri su cui è
incisa una croce latina Anche qui
la
testimonianza del terrore per il terribile Turco.
Sulle pareti del Monte "Le Piccioniere", vi sono i resti di un
colombaio semi distrutto con file di nicchie rettangolari.
Il terzo aggrottamento lo troviamo sulle pendici del Monte
"Sant'Angelo", esso è inserito in un semplice ma funzionale
impianto urbanistico, scandito di strade sia nel fondo valle,
che lungo le pendici delle colline; vi sono inoltre cisterne e
pozzi. Si tratta, pertanto, di un tipico villaggio rupestre
completo nelle sue, se pur elementari, strutture quali appunto
abitazioni stalle, depositi agricoli, luoghi di culto, inserite
ed integrate nell'habitat circostante.
Di particolare interesse la Grotta S. Angelo, che prende il nome
"dall'effige dell'Arcangelo Michele dipinta a fresco nell'atrio
rettangolare della grotta". Le pareti della grotta dovevano
essere completamente coperte di affreschi. L'attuale stato
d'abbandono rende difficile la lettura del complesso rupestre di
questa zona che aveva come punto di riferimento proprio la
chiesa-cripta di S. Angelo. Il paesaggio circostante è
caratterizzato da una ricca vegetazione spontanea dove si aprono
piccoli appezzamenti di terreno coltivato.
Un altro insediamento rupestre molto interessante doveva essere
quello ubicato alle porte di Otranto, verso nord, nella parte
terminale del tracciato della Traiana. I recenti interventi
urbanistici hanno distrutto quasi completamente il complesso
delle grotte, ma sulle pareti della roccia che fiancheggia la
strada, spesso alle spalle di nuove abitazioni o inglobate in
queste, si possono ancora individuare numerose cavità. Lungo il
tracciato della vecchia strada che portava ai Laghi Alimini, in
località san Giovanni, che prende il nome dall'interessante
ipogeo, detto appunto di San Giovanni, anche questo in parte
distrutto, si possono ancora vedere tracce di numerosi
aggrottamenti la cui destinazione, probabilmente era legata
all'attività del porto di Otranto. Molte di queste grotte, di
origine tardo romana, venivano usate come deposito merci. |