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I
Laghi Alimini sono situati a circa sette
chilometri a nord di Otranto e raggiungibili da Lecce
percorrendo la litoranea adriatica che da San Cataldo giunge a
Otranto per proseguire poi per Santa Maria di Leuca.
La località è raggiungibile anche attraverso la SS adriatica 16
che da Lecce porta a Maglie e da qui a Otranto risalendo la
litoranea, appunto per sette chilometri.
Il nome Alimini deriva dal termine greco Limne con cui i greci
antichi intendevano sia il lago che lo stagno di acque ferme.
Alcuni studiosi come il Rohlfs, riferiscono che Galeno (II sec.
d.c.) denominava il lago Alimini "Limne Thàlassa" (che in greco
equivale a stagno di mare).
Dialettalmente il lago viene chiamato "La Limini" forma più
vicina a quella greca originaria. In italiano è avvenuto quindi
lo sdoppiamento dell'articolo, la cui vocale "a" è stata
assorbita dal sostantivo (protesi) determinando l'attuale
denominazione di Alimini.
Le prime notizie storiche sui Laghi Alimini risalgono ai tempi
in cui l'imperatore Federico II, con un diploma del giugno 1219,
sanciva la proprietà del comprensorio alla Mensa Arcivescovile
della stessa cittadina di Otranto. Un altro documento a firma
del Re di Napoli, Carlo II, datato 4 febbraio 1306, attribuiva
alla Mensa Arcivescovile di Otranto solo la terza parte dei
bacini lacustri e dei terreni circostanti, mentre le rimanenti
due parti venivano assegnate al conte Cassano d'Aragona. Del
destino di questi territori non si hanno che poche e
frammentarie notizie, le notizie che vanno dal 1306 al 1788
sono, infatti, molto scarse. Si sa che sono stati proprietari il
conte di Pisignano, il principe di Muro e il barone
Giovanbattista Rossi nell'anno 1788. Nel 1886 in seguito alla
soppressione dei beni ecclesiastici la terza parte della
proprietà della Mensa arcivescovile passò al Demanio. Nel 1903
la rimanente proprietà che comprendeva i laghi e i territori ad
essi connessi passarono dalla famiglia Rossi alla famiglia
Tamborino. Attualmente i laghi sono dati in concessione privata,
con diritto di pesca.
ASPETTI NATURALISTICI DEL COMPRENSORIO DEI LAGHI ALIMINI
Dal punto di vista naturalistico il comprensorio dei Laghi
Alimini, sino a qualche ventennio addietro non ha subito
alterazioni di rilievo. Le grandi trasformazioni fondiarie
dell'immediato dopoguerra e successivamente l'enorme spinta
turistica mal governata hanno portato alla rapida e quasi totale
distruzione della tipica macchia mediterranea del comprensorio.
L'area oggi interessata dalla macchia mediterranea e limitata a
poche zone e comprende la "Macchia Lamarò", "Specchiulla", oltre
ai lembi residui e marginali di altre macchie come quella di "Traugnano"
e di "Pozzello" (Masseria Capozza, oggi scomparsa).
Successivi interventi di rimboschimento ad opera della
forestale, tutto intorno al complesso lacustre, hanno
determinato la formazione di una folta pineta, oggi
naturalizzata.
I bacini con la vegetazione palustre e le zone a macchia
mediterranea rimaste costituiscono una delle più pregevoli aree
naturalistiche del meridione di Italia, tanto da essere
annoverato tra le Oasi di Protezione Faunistica.
ASPETTI CLIMATICI, FLORISTICI, VEGETAZIONALI E FAUNISTICI
Il clima dei laghi Alimini rispecchia in genere quello salentino
con un lungo periodo di "crisi" idrica estiva e piogge
concentrate soprattutto nei mesi autunnali, anche se con
sensibili variazioni dovute al particolare microclima che si
determina dall'evaporazione delle masse d'acqua dei due bacini.
La temperatura media oscilla tra i 16 e i 18°C (tra 15 e 17°C
quella media del salento) mentre la piovosità è tra le più alte,
circa 700-1000 mm di pioggia contro i 500-600 mm di media
riscontrate nella penisola salentina.
Questa maggiore piovosità è data dalla particolare geomorfologia
del territorio e dalla vicinanza del mare adriatico. Anche la
fitta vegetazione arborea circostante contribuisce a mitigare il
clima rispetto alle aree limitrofe. questo particolare
microclima condiziona e determina l'instaurarsi di interessanti
specie botaniche, specialmente in rapporto alle diverse
associazioni vegetali, non riscontrabili in altri luoghi del
Salento e della regione pugliese.
L'ambiente del comprensorio dei Laghi Alimini, pur con le
continue modificazioni e alterazioni antropiche ha certamente
conservato, come già detto notevoli qualità naturalistiche e
paesaggistiche.
Dal punto di vista vegetazionale si possono distinguere:
ZONA DUNALE: formata dal complesso della spiaggia e delle dune
che estendendosi fino a Frassanito costituisce uno dei più belli
e meglio conservati tratti sabbiosi di tutto il Salento. Qui le
piante, per lo più "alofile" e "psammofile" (capaci cioè di
vivere in terreni ad alta concentrazione salina e in ambienti
aridi) hanno dovuto adottare complessi e
straordinari
accorgimenti per poter resistere anche a rilevanti sbalzi ternici. In alcuni tratti però, grazie alla presenza di una
notevole quantità di umidità, data dalla falda superficiale,
anche specie "igrofile" come la Felce aquilina (Pteridium
aquilinum) prosperano rigogliose nelle depressioni retrodunali.
Contorti arbusti di ginepro (Juniperus phoenicea) modellati dai
venti, intricati grovigli di caprifoglio mediterraneo (Lonicera
implexa) insieme a pulvini spinescenti di Cardo delle sabbie
(echinophora spinosa), di pastinaca di mare (Matthiola sinuata),
oltre alle delicate ed umili soldanelle (Convolvolus soldanella)
e agli splendidi e profumati pancrazi o gigli delle sabbie
(Pancratium maritimum) fanno da cornice alla macchia
mediterranea e alla pineta che si protendono verso l'interno.
ZONA LACUSTRE: caratterizzata dalla presenza di piante "natanti"
semisommerse come la rara erba vescica (Utricularia vulgaris) e
la lenticchia d'acqua (Lemna trisulca), o sommerse e radicate
sul fondo come la brasca pettinata (Potamogeton pectinata), la
erba tinca (Potamogeton lucens), la zannichellia palustre
(Zannichella palustris), la menta d'acqua (Mentha aquatica) e la
rarissima castagna d'acqua (Trapa natans)specie sull'orlo
dell'estinzione in Italia, dal caratteristico frutto con grossi
e appuntiti aculei, che a volte si rinviene annerito sulle
spiagge circostanti.
ZONA PALUSTRE: questa zona più delle altre ha risentito delle
attività antropiche legate alle opere di bonifica delle paludi.
Le specie più frequenti sonole canne di palude (Phragmites
australis e Arundo donax), lo scirpo (Scirpus lacuster), la tifa
(Tyfha angustifolia), il falasco (Cladium mariscus), il giunco
nero (Schoenus nigricans), la coda di cavallo (Equisetum maximum
ed Equisetum ramosissimum), lo splendido iris giallo (Iris
pseudacorus) che durante la fioritura crea stupendi effetti di
colore tra la vegetazione e la rarissima orchidea di palude
(Orchis palustris).
Particolare menzione merita la rarissima Periploca graeca, una
liana arborea che crea caratteristici e intrigati grovigli tra
le piante palustri. E' una specie che vegeta in pochissime
stazioni botaniche: in alcuni tratti del litorale toscano, nella
"Palude di Rauccio" nel comune di Lecce e nel bosco di Rosarno
in Calabria. E' un vero e proprio relitto vivente venuto tra noi
da epoche remotissime.
ZONA A MACCHIA MEDITERRANEA: questa zona si può dividere a sua
vota in Macchia alta caratterizzata dalla presenza di molte scerofille come la quercia spinosa (quercus calliprinos), la
fillirea (Phillyrea latifolia), l'alaterno (Rhamnus laternus),
il lentisco (Pistacia lentiscus), e in Macchia bassa con erica
puggliese (Erica manipuliflora), rosmarino (Rosmarinus
officinalis), cisti (Cistus icanus, C. salviflius, C.
monspeliensis), santoreggia (Satureja cuneifolia) ed altre
ancora.
Nelle radure erbacee che si aprono tra gli intensi ed antichi
profumi della macchia, è possibile ammirare in primavera
bellisime fioriture di orchidee selvatiche che invitano con il
loro labello il corteggiamento passionale degli insetti
impollinatori. Splendidi rappresentanti di queste specie sono
l'ofride vesparia (Ophrys tenthredinifera), il fior di bombo
(Ophrys bombylifora) ed il lor raro ibrido interspecifico
(Ophrys x sommieri), la ofride di Bertoloni (Ophrys bertolonii)
e l'orchidea cimicina (Orchis coriohora subsp. fragrans).
ZONA PINETATA: costituita da essenze impiantate dal Corpo
forestale dello Stato. Predominano le pinacee come il pino
Aleppo (Pinus halepensis) e il pino domestico (Pinus pinea).
Accanto a queste non mancano altre specie "forestali"come il
leccio (quercus ilex), l'eucaliptus (eucaliptus rostrata) e il
cipresso (Cupressus sempervirens).
Il complesso delle aree palustri degli Alimini costituisce
l'ultimo lembo di un articolato sistema di zone umide della
fascia adriatica, punto di riferimento importantissimo per le
grandi rotte dell'avifauna migratoria.
Migliaia e migliaia di uccelli, nel periodo invernale e di passo
brulicano negli specchi d'acqua come mestoloni, germani reali,
alzavole, fischioni, codoni, svassi e moriglioni, ed altri molto
rari come fistioni turchi, oche lombardelle, cigni reali,
morette grigie e tabaccate e volpoche.
Nelle paludi nidificano gallinelle d'acqua, folaghe,
porciglioni, tuffetti, cannareccioni.
Aironi bianchi, cenerini e rossi, garzette, sgarze ciuffetto,
mignattai, totani moro, pittime reali,, pirro pirro e stupendi
cavalieri d’Italia possono essere ammirati lungo le sponde dei
laghi in cerca di cibo tra i folti canneti o negli acquitrini in
prossimità dei bacini, insieme ad altri più piccoli e vivaci
limicoli come piovanelli, gambecchi, fratini e corrieri.
Rapaci come lodolai, poiane, albanelle, e falchi di palude, non
mancano altri predatori come la volpe, il tasso, il riccio e la
donnola.
Nelle acque dolci vivono in gran numero le gambusie, pesciolini
importati dalle Americhe per combattere biologicamente la
malaria, in quanto fanno strage di uova e larve di zanzara che
rappresentano il loro principale nutrimento.
Numerosi sono gli anfibi e i rettili come la rana esulenta, la
raganella, il rospo smeraldino, i tritoni (molto più rari), la
tartaruga palustre, la biscia d’acqua, il cervone, il biacco, il
colubro leopardiano e la luscengola (chiamata “argentina” dai
contadini).
Abbondante è l’avifauna che frequenta la pineta, oltre a quella
caratteristica formata da passeriformi quali il verdone, il
cardellino, la cinciallegra e il pettirosso trovano riparo i
diffidenti colombacci e le nitticore.
Oggi i Laghi Alimini sono Oasi di protezione faunistica, ma la
vera tutela e riqualificazione di questo paradiso non può che
passare attraverso la realizzazione del Parco Naturale, proposto
dal Comune di Otranto, ma non ancora realizzato. |