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Porto Badisco, in origine
un piccolo borgo di pescatori,
è oggi una graziosa marina del territorio di
Otranto.
Porto Badisco offre un mare cristallino e incontaminato,
una costa caratterizzata da scogliera intervallata da
calette di incomparabile bellezza. Questa località è
particolarmente amata dai pescatori per la ricchezza
delle sue acque e dagli amanti del diving per la
bellezza dei suoi fondali.
Porto Badisco viene chiamato anche l' "Approdo di Enea"
perché la leggenda vuole che Enea partito da Troia dopo
la guerra, dopo lungo peregrinare sia approdato a Porto
Badisco.
Anche qui, come lungo tutta la costa del
Salento, una torre oggi
distrutta, costruita nel 1567, faceva da sentinella al
porticciolo a cui confluivano "alcuni ruscelli" che
solcavano porto Badisco un tempo rivestita di uliveti.
Il lungo e pulito arenile della baia di Porto Badisco è
circondato sia a destra che a sinistra da un alto
costone di scogliera; in questi luoghi la vegetazione è
molto scarsa, solo sul lato sinistro della baia una
piccola pineta offre una zona ombreggiata, sulla roccia irraggiungibili e sempreverdi le
piante di cappero i cui fiori in boccio, sono
gustosissimi in salamoia; un manto di arbusti gialli di
ginestre ricopre il lato destro della baia. Sempre sulla
sinistra della baia, l'antico cunicolo dei Diavoli;
in fondo la spiaggia si congiunge con con il canalone
che viene chiamato Strimmulari; a sinistra verso
la punta la grotta Galleria, un cunicolo
sotterraneo, e vicino la grotta di Enea o
Approdo di Enea. Accanto alla grotta di Enea,
la scogliera è stata sistemata in tanti gradoni, le
Spianate, per consentire una più agevole
balneazione. Lontana, in alto, già verso il territorio
di
Santa Cesarea Terme,
sulla ripidissima scogliera, la torre Minervino, dalla
quale lembi di pineta degradano sino al mare.
Porto
Badisco è nota in tutto il mondo per la Grotta dei
Cervi, scoperta nel 1970; la grotta, risalente al
Neolitico, è una cavità naturale di grande interesse
preistorico, all'interno si trovano numerose pitture e
pittogrammi a tinta scura o rossa che rappresentano
animali, uomini o figure astratte e scene di caccia.
Numerose sono le figure di cervi a cui la grotta deve il
nome.
La Grotta dei Cervi è definita una sorta di "Louvre
della preistoria", essa conserva pitture di animali
"improbabili a queste latitudini: il pinguino boreale,
il mammuth, il leone delle caverne e il piccolo asino
delle steppe". La grotta tuttavia non è visitabile,
tutti gli scienziati scoraggiano, infatti, la fruibilità
turistica delle grotta e sono concordi nell'affermare
che una tale eventualità porterebbe al degrado del
patrimonio pittorico della stessa che rappresenta oggi
il più vasto ciclo di arte preistorica presente in
Italia. |