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SAN NICOLA DI CASOLE
San Nicola di Casole si trova fuori Otranto percorrendo la
litoranea che porta verso Porto Badisco e Santa Cesarea, al
quarto chilometro circa, un breve e rettilineo viale alberato
porta a San Nicola di Casole. Qui quello che resta del famoso
cenobio basiliano è riferito ad un complesso masserizio che già
nel 1744 risulta appartenere al Venerabile Monastero di San
Francesco da Paola sotto il titolo di Santa Maria dè Martiri di
Otranto. Ma dal fabbricato della masseria emergono ancora
maestosi i ruderi dell'importante insediamento monastico fondato
nel 1099 da Boemondo principe di Taranto e di Antiochia. Di San
Nicola di Casole hanno scritto molti studiosi italiani e
stranieri, elogiandone la grandiosa biblioteca. Alla fine
dell'ottocento il De Giorgi scriveva "La facciata della chiesa
fu in parte rinnovata un paio di secoli addietro" (tra il '600 e
il '700, infatti, molti edifici religiosi di epoca medievale
furono trasformati e adeguati al prevalente gusto barocco),
"l'interno", continua il De Giorgi, "è ad una nave divisa in due
compartimenti trasversali con due piani diversi nel pavimento.
Nel punto di divisione si vede un arco ogivale sovrapposto a due
fasci di colonne alte ed esili che si sfioccano formando i
cordoni della volta nel compartimento posteriore..
L'absida antica è stata anche trasformata in un semiesagono
irregolare ed il vuoto di essa è occupato da un altare barocco
del '600. Di questo tempo è pure l'Annunziata dipinta a
fresco nel fondo dell'absida.... L'interno era tutto decorato di
pitture di santi con iscrizioni greche sulle pareti. Oggi resta
solo un San Nicola di grandi proporzioni, l'antico
protettore dell'abbazia (...). Ai due lati vi sono vi sono due
figure rappresentanti i due santi medici, Cosimo e Damiano
(...). Queste pitture si trovano nella parete volta a sud del
primo compartimento. In quella volta a nord si vede San
Leonardo, sotto il quale vi è l'effige votiva della divota
che prega inginocchiata a piè del santo con le mabni giunte. Il
pittore ha voluto ricordare il nome di quella donna e l'anno del
dipinto: Sofia de Casamassella 1572... Questa pittura",
osserva il De Giorgi, "deve riferirsi senza dubbio ad uno dei
restauri subiti da questa chiesa dopo la partenza dei Basiliani
e dopo la distruzione operata dai Turchi nel 1480. Indi segue la
pittura, non antica, rappresentante San Basilio, il padrono
dell'ordine".
Il
monastero di Casole esercitava la sua autorità e imponeva le sue
regole su molti conventi basiliani di Terra d'Otranto e di altre
province e sulle laure cenobitiche sparse su tutto il territorio
dell'antica Calabria. Secondo il Diehl (1886) il Cenobio di
Casole non era soltanto un centro religioso, ma "bensì un
focolaio donde si irradiava la cultura intellettuale sugli altri
conventi, e sugli istituti di istruzione".
Dell'abbazia è rimasto molto poco se non dei fasci di colonne
incastonati in scheletriche murature invase da erbacce e
circondate da attrezzi agricoli; tra i muri a secco del
complesso edilizio della masseria, tra gli ovili, nell'atrio e
nei cortili della masseria non è difficile imbattersi in quello
che resta dell'importante complesso religioso. Uscendo dal
cortile della masseria uno stradone rettilineo lungo quasi un
chilometro, scende verso la vallata, è un tratto della vecchia
strada che da Uggiano La Chiesa portava a San Nicola di Casole.
Si tratta di una strada completamente lastricata, che nel tratto
finale si è conservata perfettamente, su questa strada, che
sicuramente, portava anche ad Otranto le genti del periodo
medioevale, da questa strada è passato probabilmente il prete Pantaleone per recarsi ad Otranto a realizzare tra il 1163 e il
1165 lo splendido
mosaico
pavimentale della Cattedrale.
UGGIANO LA CHIESA E CASAMASELLA
Uggiano La Chiesa offre ai visitatori l'occasione di
visitare la cinquecentesca chiesa di Sant'Antonio, con la
singolare facciata culminante in un campanile biforo; la chiesa
parrocchiale, edificata nel 1775, dove è possibile ammirare la
bella tela di Donato Antonio D'Orlando (1597) raffigurante la
Madonna del Rosario e le pitture di Oronzo Tiso (sec. XVIII)
che decorano la retrofacciata. Nel coro della stessa chiesa è
possibile ammirare il bellissimo intarsio in legno di noce,
opera di Raffaele Monteaani di Lequile. Nei dintorni di Uggiano
soprattutto sulla strada che portava a Porto Badisco e al
Casale di Sant'Emiliano, denominata la Via dei Pomari
per la fertilità dei terreni che attraversa, è possibile trovare
numerose testimonianze dell'arte medievale, come i ruderi della
Chiesa-Cripta di Sant'Elena, altre grotte si possono
incontrare in aperta campagna, in località Torre Mozza,
sullo spartifeudo Uggiano-Otranto, e in località Casino.

Nella immediata periferia di Uggiano, sul sito dell'antico feudo
di Madrico si può ammirare la bella dimora palazziata con
l'attigua cappella settecentesca e l'elegante pozzo del
giardino, nel '700 dimora del S. Barone D. Nicolò Gualtieri.
Casamassella è una frazione di Uggiano La Chiesa, è situata su
di un altopiano di una bassa collina che è la continuazione
della serra che, partendo da Serrano, scende verso Otranto e,
congiungendosi con quella di Montevergine, si prolunga per
formare la serra litoranea di Otranto-Leuca. Gli studiosi non
sono rusciti a fissare una data approssimativa in cui sarebbe
sorto il villaggio di Casamassella, nè a stabilirne le vicende.
Si suppone che un nucleo di contadini indigeni o Greci si sia
fermato ad un certo momento in una tenuta feudale o magari,
attorno ad una residenza di qualche feudatario, come indurrebbe
a pensare la presenza del palazzo baronale, sorto come fortezza
militare nel '700 venne trasformato in dimora nobiliare, che fu
di proprietà dei Marchesi De Viti De Marco, feudatari di Lequile,
di San Cassiano, di Mercone e di Vaste.
GIURDIGNANO E BASILICA DI CENTOPORTE
Nel territorio di Giurdignano si conserva la più grande
concentrazione di dolmen e menhir d'Italia, tutti rivolti verso
l'est del Mediterraneo. Giurdigano, Giardino Megalitico
d'Italia, ma anche d'Europa, conta più di 25 megaliti ma ancora
non è possibile avere una stima realmente completa di questi
monumenti in quanto molti di essi sono inglobati nelle
abitazioni costruite successivamente fino alla prima metà del
'900. Inoltre, molti dolmen, un tempo censiti, sono in seguito
crollati e dati per scomparsi. A Giurdignano non è raro vedere
dolmen o menhir nell'abitato o,
addirittura, in abitazioni private.
A poca distanza dalla piazza centrale di Giurdignano, è ubicata
la Cripta di San Salvatore, risalente all VII secolo, un esempio
altamente significativo di monumento ipogeo, adorno di imponenti
affreschi, pilastri e navate. Alla fine degli anni '80, durante
un intervento di restauro, sono state rinvenute numerose
sepolture.
Uscendo da Giurdignano, in direzione Otranto, su una lieve
ondulazione del terreno si possono scorgere i resti
Centoporte o Cento Caselle.
L'antica chiesa, costruita probabilmente tra l'XI e il XII
secolo, dipendeva dalla coeva abbazia di San Nicola di Casole ed
era ubicata sulla strada Giurdignano Lago di Limini
(Alimini), una strada dove nel medioevo sorgevano numerosi
casali, i cui toponimi li troviamo nelle omonime masserie di
epoca moderna.
La "Basilica" delle Centoporte aveva una pianta
basilicale a tre navate divisa da dieci pilastri, senza
transetto e con una sola abside in fondo alla navata centrale ed
era preceduta da un vestibolo o pronao rettangolare.
Secondo la descrizione fatta dal De Giorgi "il presbiterio era
collocato nella nave mediana dinanzi all'altare maggiore; ed un
muricciolo, chiudeva il coro e gli amboni. Le pareti erano
intonacate e dipinte a fresco, come nella chiesa di San
Nicola
di Casole. La facciata terminava in alto a frontone ed una
finestra trifora illuminava la nave mediana e le dodici finestre
aperte dei muri laterali della stessa nave sopra gli archi
sorretti da pilastri. Il tetto era a due pioventi, come nella
chiesa di Santa Maria in Cerrate, coperto di tegole sorrette da
una travatura in legname: le navi laterali avevano una sola
falda. Dalla facciata sotto la finestra trifora poi scendeva
un'altra tettoja inclinata che copriva il vestibolo. Tre porte
mettevano dal pronao nell'interno del tempio, una per ciascuna
nave e tre finestre erano aperte nella parete semicilindrica
dell'abside. Un'altra porta metteva in comunicazione la nave
sinistra con una stanza che forse faceva parte del cenobio
basiliano".
Oggi rimangono solo ruderi che fanno pensare ad un ricco
territorio con campagne rigogliose e con attivissime comunità
rurali che sul tracciato di importanti arterie avevano sistemato
i loro insediamenti. |